Carabinieri, il generale Luongo smonta il mito del calo delle vocazioni: “Sono risalite”. E sull’intelligenza artificiale avverte: “Serve cautela”
“Noi siamo cittadini tra i cittadini”
Il calo delle vocazioni nelle forze armate non è un destino già scritto. A dirlo è il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, generale Salvatore Luongo, ascoltato il 1° ottobre al Senato nell’ambito dell’esame del disegno di legge sul rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale, il provvedimento su cui la Commissione Affari esteri e Difesa sta raccogliendo il parere dei vertici militari.
Luongo ha affrontato di petto il tema del rapporto tra uniformi e giovani generazioni, partendo da una premessa che suona come un richiamo a tutto il sistema istituzionale: “Il punto nodale è cercare di alimentare la filiera della fiducia nelle Istituzioni e nelle forze armate. Questo è uno sforzo che coralmente dovremmo fare un po’ tutti”.
Il nodo, secondo il comandante generale, sta nel modo in cui le divise vengono percepite quando entrano nelle aule: “Troppo spesso, quando si vedono le uniformi all’interno delle scuole, si pensa che si voglia imporre qualcosa o militarizzare. No, noi siamo cittadini tra i cittadini: non andiamo a far altro che a trasmettere il nostro modo di vedere e servire il Paese”. Per questo Luongo ha chiesto una mano alle Istituzioni per costruire “un diverso approccio anche sotto il profilo della semantica e della trasmissione dei valori”, rivolgendosi a ragazzi che definisce “portatori di idee creative e nuove visioni”.
Reclutamento, la svolta passa dai social
Sul fronte dei numeri, il generale ha corretto la narrazione dominante. “Sul calo delle vocazioni, non è proprio così, perché nell’ultimo periodo le vocazioni sono risalite anche grazie alla comunicazione istituzionale molto più diretta e attrattiva”, ha affermato davanti ai senatori.
Un risultato che Luongo attribuisce in buona parte all’investimento dell’Arma sui canali digitali: “C’è stato da parte nostra anche un gran lavoro con i canali social. Modalità specifiche di comunicazione che ci servono anche sotto il profilo del reclutamento”. La richiesta al Parlamento è di non lasciare i Carabinieri soli in questo sforzo: “Da parte di tutti ci deve essere la possibilità di coinvolgere con una messaggistica e con una contaminazione differente: le forze armate sono al servizio del Paese, rappresentano una parte importante del Paese e per fare questo devono essere riconosciute e conosciute“.
Intelligenza artificiale, l’Arma punta su sistemi sovrani
L’altro capitolo dell’audizione ha riguardato la dimensione tecnologica della difesa. Luongo ha confermato che l’Arma e le altre componenti della Difesa stanno sviluppando tecnologie nazionali anche nel campo dell’intelligenza artificiale. “Stiamo lavorando su sistemi sovrani”, ha dichiarato, collocando queste attività nel più ampio processo di integrazione delle capacità cyber e digitali delle forze armate.
Il comandante generale ha però frenato gli entusiasmi sull’autonomia crescente di queste tecnologie: “In questo momento storico bisogna essere abbastanza cauti per evitare processi di autogenerazione e rigenerazione”. Da qui l’attenzione particolare che le diverse componenti della Difesa stanno dedicando allo sviluppo dell’IA, mantenendo al contempo “un’assoluta compatibilità sia delle strutture sia delle capacità nel settore”.
Cyber, il programma nato da Leonardo e adattato ai Carabinieri
Entrando nel dettaglio, Luongo ha spiegato che l’Arma ha avviato un proprio programma tecnologico partendo da una soluzione sviluppata da Leonardo, poi adattata alle esigenze specifiche dei Carabinieri e resa compatibile con i sistemi già in uso presso le altre forze armate.
La nascita di un comando interforze nel settore cyber e dell’intelligence risponde, secondo il generale, proprio alla necessità di tenere insieme le specificità di ciascuna componente sotto “una regia unica”. Non tutto, però, può circolare liberamente: alcune informazioni, “per la loro particolare natura”, restano non condivisibili, mentre sulle infrastrutture critiche è in corso uno sforzo comune per innalzare integrazione e interoperabilità.
“Se una Forza armata ha una defezione, l’altra interviene”
Il passaggio più significativo riguarda l’orizzonte verso cui si muove l’integrazione cyber. L’obiettivo dichiarato va oltre la semplice compatibilità dei sistemi: renderli, dove possibile, intercambiabili.
“Il futuro potrebbe essere che, in caso di un evento critico, ciò che viene gestito da una Forza armata possa essere gestito anche da un’altra”, ha affermato Luongo. “Stiamo lavorando in questa direzione, in modo che se dovesse esserci una defezione in una Forza armata l’altra potrebbe intervenire e sopperire”. Uno scenario in cui, di fronte a un attacco o a un’indisponibilità improvvisa, Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri potrebbero subentrare l’uno all’altro nella gestione delle capacità digitali, garantendo la continuità operativa della difesa nazionale.
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