Carabinieri, l’allarme USMIA: “Mancano oltre 10mila uomini, così si rischia di indebolire un modello vincente”
La capillarità dell’Arma dei Carabinieri, con le sue Stazioni presenti in tutte le comunità e la vicinanza quotidiana ai cittadini, è un modello di sicurezza da difendere e potenziare. È questa la posizione espressa da Carmine Caforio, Segretario Generale di USMIA Carabinieri, intervenuto nel dibattito sui modelli organizzativi delle Forze di Polizia.
Nel documento diffuso da USMIA, datato Roma, 9 settembre 2026, Caforio lancia un appello diretto al Governo: servono interventi immediati sugli organici, con il ripianamento urgente delle oltre 10.000 unità mancanti, da destinare in via prioritaria a Stazioni, Radiomobili e Centrali Operative.
La Stazione dei Carabinieri come presidio dello Stato
Secondo USMIA Carabinieri, la forza dell’Arma risiede nella sua presenza capillare sul territorio. Le Stazioni dei Carabinieri rappresentano, per molte comunità, il punto di riferimento più vicino e immediato dello Stato.
“La Stazione dei Carabinieri non è semplicemente un ufficio. È un presidio dello Stato, è la casa dei cittadini. È il luogo dove il cittadino sa di poter trovare un Carabiniere che conosce il territorio, le persone, le dinamiche sociali”, afferma Caforio, richiamando una visione sostenuta anche dal Comandante Generale dell’Arma, Gen. C.A. Salvatore Luongo.
Per il Segretario Generale di USMIA Carabinieri, la presenza territoriale dell’Arma non può essere considerata un modello superato. Al contrario, rappresenta un patrimonio costruito in oltre 200 anni di storia e ancora oggi centrale per garantire sicurezza, prevenzione e prossimità.
“Modernizzare non significa smantellare ciò che funziona”
Nel suo intervento, Caforio respinge l’idea di un possibile superamento del modello territoriale dell’Arma. “Davvero vogliamo parlare di assorbimento o di superamento del modello territoriale dell’Arma? Noi diciamo esattamente il contrario”, dichiara.
Il tema, secondo USMIA, non è bloccare il processo di modernizzazione, ma evitare che il cambiamento finisca per indebolire ciò che ha dimostrato efficacia nel tempo. Modernizzare l’Arma, sostiene Caforio, “non significa smantellare ciò che funziona e che ci ha resi l’Istituzione più amata dagli italiani”.
La posizione espressa è chiara: il modello può e deve essere migliorato, anche attraverso modifiche organizzative dove necessarie, ma senza mettere in discussione la struttura territoriale che consente all’Arma di mantenere un rapporto diretto con le comunità.
Oltre 4.500 Stazioni e un ruolo centrale nei piccoli Comuni
I numeri richiamati da USMIA evidenziano il peso dell’organizzazione territoriale dei Carabinieri. L’Arma conta oltre 4.500 Stazioni ed è l’unico presidio di polizia in oltre 3.500 Comuni. Inoltre, circa il 75% della forza è concentrato nell’Organizzazione territoriale.
Questa distribuzione consente ai Carabinieri di garantire un presidio costante anche nei territori più piccoli e periferici, dove la presenza dello Stato passa spesso proprio attraverso la Stazione locale.
Secondo Caforio, proprio i piccoli presidi sono quelli che soffrono maggiormente le carenze di personale. In reparti più grandi, infatti, alcune difficoltà possono essere attenuate da misure organizzative interne. Nei presidi con pochi militari, invece, anche una sola assenza può incidere in modo significativo sull’efficacia del servizio.
Organici ridotti, carichi eccessivi e reperibilità continua
Il nodo principale, per USMIA Carabinieri, resta quello degli organici. Caforio denuncia una situazione in cui il modello di sicurezza dell’Arma continua a reggersi sul sacrificio di donne e uomini pagati male, sottoposti a carichi di lavoro eccessivi e a continue richieste di reperibilità.
Queste condizioni, secondo il sindacato, incidono pesantemente sulla vita privata del personale e sono aggravate da organici “ridotti all’osso”. Da qui l’appello al Governo per un segnale forte e immediato: ripianare le oltre 10.000 unità mancanti.
Per USMIA, rafforzare gli organici significa aumentare concretamente la capacità di risposta dell’Arma. “Più Carabinieri nelle Stazioni significa più presenza e prevenzione, più Carabinieri nei Radiomobili significa più interventi immediati e in sicurezza”, afferma Caforio.
Stazioni, Radiomobili e Centrali Operative: le priorità indicate da USMIA
L’appello di USMIA Carabinieri individua con precisione le destinazioni prioritarie per il personale mancante: Stazioni, Radiomobili e Centrali Operative.
Le Stazioni garantiscono prossimità e controllo del territorio. I Radiomobili assicurano il pronto intervento e la capacità di risposta immediata. Le Centrali Operative, invece, coordinano le forze sul territorio, “per terra, per mare e per cielo”, garantendo il raccordo tra le diverse articolazioni dell’Arma.
Secondo Caforio, è proprio l’integrazione tra le diverse componenti a rendere l’Arma un’organizzazione non comparabile con altri modelli. Il sistema tiene insieme prossimità, rassicurazione sociale, capacità investigativa, pronto intervento e specializzazione.
Un modello integrato: dalla territoriale ai reparti specializzati
USMIA sottolinea come il modello dell’Arma non si esaurisca nella sola Stazione. La sua forza nasce da una struttura articolata che comprende Organizzazione territoriale, Nuclei Operativi e Radiomobili, Centrali Operative, Nuclei Investigativi, Squadroni Eliportati Cacciatori, reparti Forestali, tutela ambientale e agroalimentare, oltre a tutti i reparti specializzati.
Per Caforio, questa articolazione rappresenta una “squadra vincente” che non deve essere cambiata nella sua essenza, ma rafforzata. Eventuali modifiche, precisa, devono essere discusse con i Vertici dell’Arma, in un confronto anche franco e critico, ma finalizzato a garantire autorevolezza e risultati nel processo decisionale politico.
Il possibile ritorno del Carabiniere Ausiliario
Tra le misure indicate nel documento, USMIA richiama anche il possibile ritorno del Carabiniere Ausiliario. Una figura che, secondo Caforio, potrebbe allargare il bacino dei potenziali aspiranti a far parte dell’Istituzione, come avveniva in passato.
Per il sindacato, il Carabiniere Ausiliario potrebbe rappresentare un moltiplicatore delle potenzialità dell’Arma, contribuendo a rafforzare la presenza e la capacità operativa sul territorio.
I dati richiamati da USMIA: reati, cittadini e servizi
Nel documento, USMIA Carabinieri richiama anche alcuni dati a sostegno del valore del modello territoriale. Secondo quanto riportato, l’Arma persegue oltre il 75% dei reati denunciati nel Paese e sette cittadini su dieci si rivolgono ai Carabinieri aspettandosi di trovare sempre una risposta.
USMIA sottolinea inoltre che l’Arma garantisce la più alta resa in termini di servizi rispetto al personale impiegato e dispone del parco autovetture più efficiente della Pubblica Amministrazione.
Caforio: “L’Arma è un patrimonio inalienabile del Paese”
Nella parte conclusiva del suo intervento, Carmine Caforio ribadisce che l’Arma non appartiene a un sindacato, ma all’intero Paese.
“L’Arma non è di USMIA né di alcun altro sindacato: è un patrimonio di storia, cultura, tradizioni e sicurezza, inalienabile del nostro Paese, di cui tutti i Carabinieri e gli italiani vanno orgogliosi”, afferma il Segretario Generale.
Da qui l’invito a preservare e valorizzare la capillarità dell’Arma, considerata non un retaggio del passato ma una risorsa strategica per il presente e per il futuro della sicurezza nazionale.
“Ispirandoci al nostro glorioso passato, adeguiamolo al presente e costruiamo insieme il futuro”: è il motto con cui Caforio chiude il documento, rilanciando la richiesta di un rafforzamento immediato del modello territoriale dei Carabinieri.
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