Carabinieri

Carabinieri, Luongo al Festival dell’Economia: «Denunce sull’app IO e Arma più tecnologica, ma senza lasciare il territorio»

Tecnologia, competenze Stem, investigazioni digitali, intelligenza artificiale e presidio capillare del territorio. È questa la traiettoria indicata dal comandante generale dei Carabinieri, Salvatore Luongo, al Festival dell’Economia di Trento 2026. Una trasformazione che non viene presentata come un semplice aggiornamento di strumenti, ma come un cambio di passo operativo e culturale per affrontare una criminalità sempre più economica, digitale e transnazionale.

«Immagino l’Arma di domani come un’Istituzione pienamente proiettata nella modernità, ma senza mai perdere la propria identità», ha spiegato Luongo. Una frase che suona come manifesto: innovare, sì. Ma senza smarrire ciò che ha reso i Carabinieri un presidio quotidiano di legalità, soprattutto nei territori dove spesso rappresentano l’unico volto dello Stato.

Denunce attraverso l’app IO: il progetto per velocizzare il rapporto con i cittadini

Il primo fronte della trasformazione riguarda il rapporto diretto con i cittadini. Ogni anno l’Arma riceve in media 2,3 milioni di denunce. Un numero enorme, che oggi pesa su sportelli, carta, tempi di attesa e attività amministrative a basso valore aggiunto.

Luongo ha annunciato che, attraverso l’app IO, sarà possibile presentare una denuncia in modalità digitale. Non sparirà, però, il canale tradizionale: resterà sempre possibile rivolgersi alle Stazioni e alle Caserme.

«Ci siamo chiesti che cosa possiamo fare per sfruttare la tecnologia e velocizzare il sistema. Attraverso l’app IO si potrà presentare una denuncia», ha spiegato il comandante generale. L’obiettivo è rendere più rapido il processo senza cancellare il rapporto fisico con il cittadino.

Secondo le stime illustrate da Luongo, il nuovo canale potrebbe consentire un risparmio di 61 milioni di ore di lavoro a basso valore aggiunto, 110mila tonnellate di CO₂ e 110 milioni di fogli di carta. Numeri che trasformano la digitalizzazione da slogan in dossier operativo. Il progetto è ancora «in itinere», ma il lancio è previsto «a breve».

La tecnologia non sostituirà il fattore umano

La modernizzazione dell’Arma non equivale, nelle parole di Luongo, a un arretramento dal territorio. Anzi, il punto politico e operativo è esattamente l’opposto: usare la tecnologia per moltiplicare l’efficacia della presenza umana, non per sostituirla.

«La tecnologia non sostituirà il fattore umano: ne amplificherà l’efficacia. Esso resterà il cuore della missione», ha sottolineato il comandante generale.

È qui che la visione diventa più netta. L’Arma vuole evitare il rischio di una sicurezza impersonale, fredda, ridotta a piattaforma. La sfida sarà costruire una «sintesi equilibrata tra innovazione tecnologica e tradizionale vocazione alla prossimità con il cittadino». In altre parole: più digitale, ma non più distante.

Mafie come holding criminali: sequestrati oltre 168 milioni nel 2025

Nel suo intervento nella sala Depero dello storico Palazzo della Provincia di Trento, Luongo ha collegato la trasformazione dell’Arma all’evoluzione della criminalità organizzata.

Nel 2025, ha spiegato, i Carabinieri hanno sequestrato oltre 168 milioni di euro e confiscato circa 44 milioni di euro nell’ambito delle indagini contro la criminalità organizzata.

Dati che raccontano una mutazione ormai evidente: le mafie non si limitano più al controllo del territorio o alla violenza esibita. Si muovono come soggetti economici evoluti, capaci di infiltrarsi nell’economia legale, alterare la concorrenza e usare strumenti finanziari sempre più sofisticati.

«Le mafie non sono più solo controllo del territorio e violenza, ma vere e proprie holding criminali che si muovono secondo logiche economiche per infiltrare l’economia legale e alterare la concorrenza», ha detto Luongo.

Il messaggio è pungente: se il crimine si traveste da impresa, anche l’investigazione deve smettere di guardare soltanto alla strada e imparare a leggere bilanci, flussi finanziari, piattaforme digitali e criptovalute.

Carabinieri presenti in 7.407 Comuni: il presidio resta centrale

La trasformazione digitale non cancella il dato più concreto: la presenza dell’Arma sul territorio. Luongo ha ricordato che i Carabinieri sono presenti con Tenenze e Stazioni in 7.407 Comuni italiani e rappresentano l’unico riferimento di legalità per il 57% della popolazione.

Un presidio capillare che, proprio perché così esteso, impone un ripensamento profondo della formazione. Non basta più la conoscenza tradizionale del territorio. Serve la capacità di leggere fenomeni ibridi, dove la criminalità locale dialoga con reti digitali, transazioni virtuali e interessi globali.

«Una responsabilità che ci impone di ripensare radicalmente la formazione professionale», ha spiegato il comandante generale.

Formazione Stem, dati e domini digitali: come cambia l’Arma

Il nuovo modello formativo punta sulle discipline Stem: scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. Per Luongo, l’esercizio delle funzioni dell’Arma passa sempre più dall’analisi dei dati e dalla comprensione dei domini digitali.

Il cambiamento coinvolge sia i reparti territoriali sia quelli specialistici. Dal corrente anno accademico è stato rafforzato il training on the job: ufficiali e marescialli alternano la formazione nelle Scuole con periodi operativi presso i reparti territoriali.

La formazione, dunque, si sposta sul campo. Meno teoria isolata, più contaminazione tra aula e realtà operativa. Un approccio che serve a evitare il rischio di preparare professionisti perfetti sulla carta, ma lenti davanti alla velocità del crimine contemporaneo.

Ris, Ros e nuove competenze: Dna, digital forensics e investigazioni telematiche

Nei comparti investigativi e forensi, come il Ris e i reparti del Ros, i percorsi includono competenze avanzate in genetica forense, analisi del Dna, digital forensics e investigazioni telematiche.

È il segno di una trasformazione ormai irreversibile. Le prove non sono più soltanto impronte, intercettazioni, pedinamenti o testimonianze. Sono anche tracce informatiche, metadati, portafogli digitali, comunicazioni criptate, dispositivi sequestrati e piattaforme online.

Chi indaga deve saper tenere insieme laboratorio, strada e cloud. Ed è proprio in questa zona grigia, dove il reato lascia tracce meno visibili ma spesso più decisive, che si gioca una parte crescente della sicurezza nazionale.

Reclutamento di giovani laureati: marescialli a nomina diretta fino al 2027

La partita più delicata è quella delle nuove generazioni. Le competenze digitali sono rare, contese e spesso assorbite dal settore privato, che può mettere sul piatto stipendi più aggressivi. L’Arma sceglie di non competere soltanto sul piano economico, ma di puntare sul significato del lavoro.

«L’Arma non intende competere solo sul piano economico, ma valorizza elementi distintivi legati al significato del lavoro e all’impatto concreto sulla collettività», ha spiegato Luongo.

Il recente decreto sicurezza ha introdotto una modalità di accesso definita «senza precedenti»: l’arruolamento, fino al 31 dicembre 2027, di marescialli a nomina diretta. L’opportunità è rivolta a laureati sotto i 28 anni, prevede un corso formativo di almeno sei mesi e una ferma di quattro anni, con pieno riconoscimento economico e previdenziale del percorso universitario svolto.

L’obiettivo è chiaro: attrarre giovani professionisti in grado di muoversi tra informatica, analisi dei dati, cybersecurity e intelligenza artificiale, applicando queste competenze a minacce reali e complesse.

Cybersecurity, intelligenza artificiale e servizio pubblico

Il primo asse indicato da Luongo è tecnologico. L’Arma vuole offrire ai giovani professionisti un ambiente avanzato, nel quale cybersecurity, data analysis e intelligenza artificiale non siano parole da convegno, ma strumenti quotidiani di lavoro.

Il secondo pilastro è valoriale. Etica del servizio, senso del dovere, responsabilità e trasparenza restano elementi centrali dell’identità dell’Arma. La promessa è quella di un lavoro in cui ciò che si fa coincide con ciò in cui si crede.

È una sfida tutt’altro che semplice. Perché il mercato delle competenze digitali corre veloce e non aspetta nessuno. Ma è anche il terreno su cui si capirà se lo Stato saprà parlare davvero alle nuove generazioni o se continuerà a inseguirle con linguaggi vecchi e procedure lente.

Criptovalute e criminalità transnazionale: il nuovo terreno delle indagini

Le indagini, ha spiegato Luongo, attraversano ormai piattaforme digitali, criptovalute e reti transnazionali. Il punto decisivo è il dominio della dimensione cyber e dei flussi finanziari virtuali.

I Carabinieri utilizzano un modello investigativo «binario», che affianca nuclei locali a una struttura centrale a Roma. Questo consente di tracciare anche transazioni in criptovalute, spesso fondamentali per risalire ai vertici della criminalità transnazionale.

Il modello è rafforzato dall’uso di banche dati integrate e dall’intelligenza artificiale per l’analisi dei dati. In un sistema criminale sempre più liquido, chi arriva tardi sui dati arriva tardi su tutto.

L’Arma tra dieci anni: rinnovamento culturale e minacce ibride

La prospettiva delineata da Luongo è quella di una ristrutturazione profonda. «Fra dieci anni, i Carabinieri saranno immersi in un processo di rinnovamento culturale che considera la tecnologia come un fattore di evoluzione operativa, necessario per anticipare minacce sempre più fluide, ibride e insidiose».

Il punto non è inseguire la modernità per moda. È evitare che la criminalità corra più veloce dello Stato. Per questo l’Arma punta su formazione, reclutamento mirato, competenze scientifiche, intelligenza artificiale e prossimità territoriale.

Una trasformazione ambiziosa, che porta con sé una promessa e una tensione: diventare più digitale senza diventare più lontana. Perché la sicurezza del futuro passerà anche da app, algoritmi e banche dati. Ma continuerà a misurarsi, ogni giorno, nella capacità di essere presenti quando un cittadino bussa alla porta di una Stazione.

Vuoi vedere più notizie di Infodifesa su Google?

G Aggiungi Infodifesa
come fonte preferita su Google

🎥 Segui InfoDifesa anche su YouTube!

Approfondimenti, notizie, interviste esclusive e analisi sul mondo della difesa, delle forze armate e della sicurezza: iscriviti al canale ufficiale di InfoDifesa per non perdere nessun aggiornamento.

🔔 ISCRIVITI ORA

Unisciti alla community di InfoDifesa: oltre 30.000 utenti già ci seguono!

📲 Unisciti al canale WhatsApp di Infodifesa!

Vuoi ricevere aggiornamenti, notizie esclusive e approfondimenti direttamente sul tuo smartphone? Iscriviti ora al nostro canale ufficiale WhatsApp!

✅ Iscriviti su WhatsApp

Senza spam. Solo ciò che ti interessa davvero.