CAPPELLANO MILITARE DENUNCIATO. L’ACCUSA: INSIDIAVA CARABINIERE

La Spezia – Si allarga l’indagine sul cappellano militare denunciato per stalking e per calunnia da un giovane carabiniere che lo accusa di avergli rivolto pressanti avances di natura sessuale, e di averlo perseguitato con esposti anonimi quando lui gli ha detto di no. E’ quanto scrive Sondra Coggio per il Secolo XIX in questo articolo.

Il prete, la cui posizione appare delicata, nega. O meglio: ammette solo di aver scritto esposti anonimi. Del resto, sarebbe stato difficile negare, visto nel suo alloggio sono state trovate le buste già affrancate, identiche a quelle già inviate.

La Procura che indaga è quella di Massa, ma i fatti si sono svolti a Pisa. E proprio l’edizione pisana del Tirreno riferisce di una serie di nuove ipotesi di accusa: tentata concussione, detenzione di materiale pedopornografico , millantato credito, favoreggiamento, accesso abusivo al sistema informatico, perquisizione arbitraria.

Il carabiniere che ha fatto denuncia non sarebbe stato l’unica vittima. Don Antonio Marrese avrebbe usato la tonaca per avvicinare diversi altri militari, promettendo loro spintarelle e raccomandazioni, in cambio di qualcos’altro. E se quel qualcosa non arrivava, si sarebbe vendicato: a botte di esposti anonimi. Contro il carabiniere che gli si era negato, e che ha presentato denuncia, aveva inviato numerose lettere, per ridicolizzarlo con dettagli privati, e soprattutto accuse di mafia, a carico della fidanzata, dal quale voleva allontanarlo.

E contro altri militari, avrebbe fatto scattare perquisizioni e controlli. Per procacciarsi informazioni, era riuscito a farsi dare – indebitamente la password del sistema informatico dell’Arma: e nel computer aveva materiale pedopornografico.

La descrizione che emerge da queste anticipazioni sulla parziale chiusura delle indagini, è inquietante: e non è certo quella di un uomo di fede. Il prete, originario della Basilicata, nega. Sostiene che siano accuse infondate. E sul fatto della telecamera che aveva dentro la sveglia, in camera da letto, dice di non averla mai usata.

L’ipotesi dell’accusa è che il cappellano si fosse costruito un potere, millantando amicizie ai vertici dell’Arma, e che lo usasse per favorire o minacciare, a seconda dei casi.

Sarebbe riuscito ad ottenere quello che chiedeva, sostenendo di poter riuscire a far trasferire chi gli si negava, e di poter far promuovere chi gli si concedeva. Secondo l’accusa, qualcuno avrebbe continuato a coprirlo, mentendo, anche durante l’indagine. Come l’ufficiale spezzino che ora rischia di dover rispondere di favoreggiamento.

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