Polizia

Polizia, “dormivano durante il servizio”: 11 agenti finiscono a processo

Rinvio a giudizio per gli agenti della Stradale di Pratola Peligna

Si apre la fase dibattimentale per 11 agenti della Polizia Stradale di Pratola Peligna, coinvolti nella maxi inchiesta sui presunti comportamenti irregolari durante l’orario di servizio. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Sulmona ha disposto il rinvio a giudizio, accogliendo la richiesta della Procura.

La prima udienza del processo è stata fissata per il 16 dicembre. Sarà il dibattimento a chiarire se le accuse formulate dagli inquirenti troveranno conferma oppure se le contestazioni verranno ridimensionate o escluse.

Il rinvio a giudizio non equivale a una condanna: la responsabilità degli imputati dovrà essere accertata nel corso del procedimento.

L’accusa: sonnellini in auto e pause durante il turno

Al centro dell’inchiesta ci sono presunti abbandoni del posto di lavoro, pause durante i turni notturni e utilizzo delle auto di servizio per esigenze private.

Secondo l’impostazione accusatoria, in alcuni casi gli agenti avrebbero dormito all’interno delle vetture di servizio durante l’orario di lavoro. In altri episodi, invece, si sarebbero trattenuti in esercizi commerciali mentre erano in servizio.

Le condotte contestate sarebbero avvenute a Pratola Peligna e nell’area di competenza della Polizia Stradale, nel periodo compreso tra il 2019 e il 2022.

Tre anni di indagini tra intercettazioni, Gps e videosorveglianza

La vicenda nasce da un’indagine della Procura di Sulmona durata circa tre anni. Gli investigatori hanno preso in esame un arco temporale compreso tra il 2019 e il 2022, ricostruendo spostamenti e attività degli agenti durante i turni.

Nel fascicolo sono confluiti intercettazioni ambientali e telefoniche, pedinamenti, localizzazioni tramite Gps e immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza.

L’attività investigativa è stata finalizzata a verificare se le condotte contestate fossero episodiche oppure ripetute nel tempo, e quale eventuale incidenza avessero avuto sul servizio.

Le accuse contestate a vario titolo

La vicenda giudiziaria è più ampia del solo riferimento ai presunti “sonnellini”. Agli 11 agenti vengono contestati, a vario titolo, diversi reati: truffa ai danni dello Stato, falso, peculato, furto, omissione di atti d’ufficio, omissione di soccorso e interruzione di pubblico servizio.

Tra gli episodi finiti sotto la lente degli investigatori ci sarebbero anche un presunto mancato intervento in occasione di un incidente stradale e la presunta omissione di soccorso nei confronti di un veicolo rimasto in panne.

Gli interessati hanno sempre respinto le accuse, sostenendo la propria estraneità alle contestazioni.

Da 19 indagati a 11 imputati

L’inchiesta aveva coinvolto complessivamente 19 agenti della Polizia Stradale. Per 8 di loro la vicenda si è conclusa con l’archiviazione, mentre per gli altri 11 la Procura ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio.

Nel corso dell’udienza preliminare, il giudice ha ritenuto che il quadro accusatorio relativo agli imputati rinviati a giudizio debba essere esaminato nel dibattimento.

Per tre imputati, tuttavia, è caduta l’accusa di omissione di atti d’ufficio: nei loro confronti è stata pronunciata una sentenza di non luogo a procedere limitatamente a quella contestazione.

Il passaggio cautelare e il reintegro

La storia giudiziaria aveva già avuto un primo passaggio rilevante nella fase cautelare. Dieci degli undici poliziotti erano stati inizialmente sospesi dal servizio, ma successivamente il Tribunale del Riesame aveva disposto il loro reintegro.

Ora il procedimento entra nella fase del processo. Saranno i giudici a valutare gli elementi raccolti dalla Procura e le argomentazioni delle difese.

Perché il processo sarà decisivo

Il dibattimento dovrà chiarire non solo se gli episodi contestati siano realmente avvenuti, ma anche quale sia stata la loro effettiva incidenza sul servizio.

Nel processo sarà centrale la valutazione delle singole posizioni, delle mansioni svolte, della durata delle eventuali assenze e delle conseguenze operative che le condotte contestate avrebbero prodotto.

È proprio questo uno degli aspetti più delicati della vicenda: stabilire se le presunte irregolarità abbiano inciso sul corretto svolgimento del servizio pubblico e in che misura possano essere attribuite ai singoli imputati.

La parola passa ai giudici

Con il rinvio a giudizio degli 11 agenti, la maxi inchiesta entra nella sua fase più importante. Dopo l’udienza preliminare, il confronto si sposterà in aula, dove accusa e difesa porteranno le rispettive argomentazioni davanti al giudice del dibattimento.

Fino a una decisione definitiva resta fermo il principio della presunzione di innocenza. Le contestazioni formulate dalla Procura dovranno essere dimostrate nel corso del processo, nel contraddittorio tra le parti.

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