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(di Vittorio Feltri) – Roberta Pinotti vorrebbe ripristinare la leva obbligatoria, quella che costringeva i giovanotti a partire militari. Ma non ci ha spiegato i motivi della sua aspirazione stravagante. Infatti parla di servizio civile, che l’esperienza insegna essere inutile. Che cosa dovrebbe fare un ragazzo reclutato nel 2017? È costretto a lasciare casa sua, gli studi o una occupazione per dedicarsi a quale attività? Non si è capito. Si tratta forse di parcheggiare per un anno o meno, non so, chi non trova un lavoro?

Fosse così sarebbe una grande stupidaggine, visto che si spenderebbero montagne di soldi per mantenere migliaia di persone in verde età senza affidare loro compiti a favore della collettività. Conosco gente che in passato per motivi ideologici ha scelto il servizio civile anziché quello militare classico, e mi ha raccontato di essere stata impiegata in biblioteche, enti assistenziali e roba simile. In pratica ha perso dodici mesi di tempo per grattarsi il ventre. Che senso ha rimettere in piedi una leva di questo tipo? D’accordo che la specialità dei nostri governi è quella di buttare miliardi nella pattumiera, ma nel caso in questione sarebbe davvero uno spreco ingiustificabile.

Quando avevo poco più di vent’anni mi costrinsero a indossare la divisa. Era il 1964 e la guerra era finita da quattro lustri. Mi inviarono al Car di Orvieto, quello degli atleti. Dopo due giorni, dato che avevo un po’ studiato, e scrivevo a macchina con disinvoltura, mi destinarono in fureria dove svolsi mansioni di ufficio. Ero un impiegato a cui venivano risparmiate marce, guardie e rotture del genere. La sera, alle 18, giocavo al calcio con i commilitoni sportivamente illustri, tra i quali Rivera, Spelta e Carioli, morto prematuramente e il cui ricordo struggente non mi abbandona mai. Poi mi spedirono a Roma sino al termine dei quindici mesi canonici. In sintesi. La mia fu una lunga e piacevole vacanza nella capitale che all’epoca era una meraviglia, pulita e ospitale. Qualche quattrino me lo guadagnavo senza fatica. Ma almeno ero un soldato vero, il che mi consentì di comprendere gli italiani miei coetanei, tra cui molti analfabeti, compagni generosi e provveduti, tutti amici sinceri e collaborativi. In questo senso la naja aveva un suo perché dal punto di vista educativo e formativo. Per il resto era un dazio pagato ingiustamente.

E ora madame Pinotti ce la ripropone in versione civile tanto per devastare le scatole a chi è appena diventato maggiorenne. Parafrasando Totò, cara signora, ci faccia il piacere. Non abbiamo nulla contro le donne. Anzi le preferiamo agli uomini, ma abbiamo l’impressione che lei in campo militare abbia le idee confuse. Glielo ho già detto una volta e glielo ripeto: lasci il ministero della Difesa e apra una boutique.

Editoriale di LiberoQuotidiano.it

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