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Il 1° gennaio 2016 se da un lato ha portato la scadenza del blocco di classi e scatti per il personale non contrattualizzato, dall’altra ha concretizzato le paure sul destino di questo emolumento al termine del blocco. Tutto ruota intorno alla “non utilità del periodo soggetto a blocco (2011-2015) per la maturazione degli incrementi stipendiali per classi e scatti”. Sembrerà assurdo ma il legislatore di allora, oltre a bloccare gli automatismi stipendiali, infierì nei confronti del personale non contrattualizzato colpendo uno dei pilastri del mondo militare: l’anzianità di servizio. Alleggeriamo la materia con un semplice esempio, ovvero quello di due militari arruolati lo stesso anno, ma divenuti ufficiali in anni diversi. In particolare uno che abbia conseguito i 15 anni (periodo oltre il quale occorre considerare il conteggio delle classi) da ufficiale nel 2011 e l’altro i 15 anni di servizio a partire dal 2014. A sblocco avvenuto, calcolando che nel periodo di blocco non viene riconosciuto avanzamento di classe, paradossalmente, avremo ufficiali meno anziani ai quali sarà corrisposta una classe in più rispetto al proprio collega più anziano.

Chi è più anziano, quindi, è stato doppiamente penalizzato, prima dal blocco e poi dall’amara sorpresa di vedere azzerata l’anzianità nelle classi.

L’illogicità di tale situazione è incrementata dal silenzio di Istituzioni, Stati Maggiori, Rappresentanza Militari e sindacati. Ad onor del vero gli unici ad esprimersi sono stati i delegati della Guardia di Finanza che con delibera 01/175/11° del 23.03.2016 hanno sottolineato come questo tipo di emolumento è stato assoggettato ad un tipo di congelamento diverso dagli altri, solo sospesi, che determina effetti permanenti e non temporanei;

Anche PERSOMIL, con una tecninicissima circolare del Gen.D. GEROMETTA (presidente del Co.Ce.R. Esercito) ha affrontato, seppur timidamente, la problematica affidando agli uffici liquidatori degli enti di appartenenza la risoluzione della vicenda. Da allora il silenzio.

E’ vero la materia forse è troppo tecnica, troppi formalismi, cavilli, leggi, articoli e comma da modificare. Ma resta il fatto che nella sostanza, migliaia di ufficiali delle forze armate del Nostro Paese subiscono mensilmente una disparità di trattamento pari a centinaia di euro al mese, che con l’attuale sistema contributivo determinerà anche una considerevole flessione della propria pensione. Eppure nessuno interviene.

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