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Abbiamo pubblicato in passato un articolo di Aldo Grandi dal titolo “coglioni in divisa” per il Gazzetta di Lucca che ha suscitato molte polemiche e commenti dei lettori. L’articolo odierno pubblicato sulla Gazzetta di Lucca del 5 ottobre, riguarda l’assoluzione di tre carabinieri per un presunto pestaggio in caserma.

(di Aldo Grandi) – Li avevano sputtanati ben benino, sulle pagine dei loro giornali radical chic o, meglio ancora, choc. Tre carabinieri sotto processo per, tra l’altro, violenza e sequestro di persona ai danni di un pasticcere, era una notizia ghiotta su cui gettare le proprie fauci verniciate di rosso o di ipocrisia buonista ispirata al Pensiero Unico dominante. Di questi tempi c’è già qualche coglione in divisa, ma di quelli coglioni davvero, che si fanno denunciare per aver messo le mani e anche qualcosa di più addosso a due turiste americane in cerca di un passaggio verso casa. Imbecilli! Hanno permesso alla Sinistra peracottara, antinazionale e antiidentitaria, reduce e nostalgica dei tempi di piombo, di sparare merda sull’Arma, una delle poche istituzioni ancora sporche soltanto in cima.

Comunque sia se un carabiniere o un poliziotto fanno una cazzata ossia commettono un reato o anche si difendono se gli lanciano contro sassi, bastoni, molotov, petardi ad altezza d’uomo, sono dei criminali da sbattere in prima pagina con tanto di nome e cognome mentre gli stessi giornalisti servi del sistema e i magistrati che troppo spesso aprono il forno quando è già passato da un pezzo l’orario di chiusura, impediscono la pubblicazione dei nomi e cognomi dei veri criminali.

Così, questa mattina, nell’aula del tribunale di Prato, avvoltoi, iene e sciacalli erano già assiepati in grande stile e pronti alla parata che avrebbe visto, quasi sicuramente secondo loro, i tre poveri carabinieri della compagnia di Prato condannati e sbeffeggiati oltreché umiliati. E invece no. Invece questa volta, strano, ma vero, hanno trionfato la Giustizia e il buonsenso in particolare, perché le accuse del pasticcere non stavano in piedi.

Ci piacerebbe che la stessa notizia dell’assoluzione avesse il medesimo risalto e la stessa enfasi e morbosità che hanno avuto un paio di settimane fa le notizie del processo e della imminente sentenza. 

Venendo alla storia in sé, visto che i colleghi giornalisti a un tanto al chilo avevano sputtanato tre onesti servitori dello Stato mettendo nomi e cognomi ancor prima della condanna, ci sembra giusto fare altrettanto, ma per dire che, appunto, sono innocenti, assolti perché il fatto non sussiste, ossia è stata tutta una stronzata. Ma per questa stronzata ci sono stati tre uomini che hanno subìto vessazioni e umiliazioni oltreché sospetti, le famiglie hanno sofferto, la gente ha dubitato.

Lorenzo Barone, difeso dall’avvocato Marco Barone, Marco De Simone e Francesco Russo, difesi dagli avvocatiFabio Generini e Francesco Stefani del foro di Firenze, alla fine hanno avuto ragione nel proclamarsi innocenti.

La Procura della Repubblica di Prato aveva richiesto il rinvio a giudizio per rispondere di vari reati commessi in concorso fra loro: lesioni volontarie – ingiuria – sequestro di persona – abuso di autorità – calunnia. Per tutti i reati venivano inoltre contestate varie aggravanti a diverso titolo. Allucinante, semplicemente.

I reati sarebbero stati posti in essere ai danni di Leo Vito Antonio, pasticcere, che si è costituito parte civile difeso dall’avvocato Gabriele Terranova del foro di Parto.

Il procedimento aveva preso avvio da una denuncia-querela sporta dal Leo Vito Antonio per fatti avvenuti, a suo avviso, la notte del 15 dicembre 2011, quando il Leo Vito Antonio aveva richiesto l’intervento di una pattuglia del radiomobile perché, a suo dire, un soggetto con cui aveva avuto una lite il pomeriggio del giorno prima, gli aveva staccato la corrente accedendo al contatore del bar dallo stesso gestito.

I carabinieri inviati sul luogo dell’intervento dalla centrale operativa, a seguito della reazione violenta ed ingiustificata del Leo Vito Antonio si vedevano costretti a condurlo ammanettato in caserma dove lo denunciavano a piede libero per lesioni oltraggio a pubblico ufficiale e resistenza.

In seguito alla denuncia del Leo Vito Antonio e della comunicazione di notizia reato da parte dei carabinieri, la Procura della Repubblica espletava indagini all’esito delle quali richiedeva l’archiviazione per i reati contestati al Leo Vito Antonio e il rinvio a giudizio dei tre militari dell’Arma contestando le pesanti accuse sopra descritte.

Nel corso delle indagini Leo Vito Antonio, ascoltato a sommarie informazioni dalla polizia delegata per le indagini, aveva affermato che i carabinieri, secondo lui, avevano posto in essere le condotte contestate perché inviati da personaggi potenti che lui aveva denunciato (tre avvocati un commercialista due direttori di banca un finanziere) per compiere una spedizione punitiva.

Sin dalla fase delle indagini emergeva come, nonostante il Leo Vito Antonio avesse dichiarato di aver subito in caserma pesanti percosse, ben tre medici che lo avevano visitato in caserma e al pronto soccorso, non
avessero rilevato nessun segno sul corpo che potesse essere posto in relazione con la tipologia delle presunte percosse subite.

Gli imputati hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato. Il Giudice dell’udienza preliminare, ammessi gli imputati al rito abbreviato, ha disposto una integrazione probatoria. All’udienza odierna gli imputati sono stati assolti ex art. 530 comma 1 c.p.p. da tutte le accuse con le seguenti formule:

– il fatto non sussiste con riferimento alle lesioni all’abuso di autorità e alla calunnia;

– ex art. 599 c.p. dal reato di ingiuria (peraltro già depenalizzato);

– perché il fatto non costituisce reato con riferimento al sequestro di persona.

Noi non possiamo che congratularci con i carabinieri che, oltre ad essere intervenuti in aiuto della presunta vittima, si sono visti da questa denunciare e mettere in mezzo alla strada. Adesso chi li risarcirà per quello che hanno patito? E come loro, chi risarcirà carabinieri e polizia che, per fare il proprio dovere, pagano il prezzo spesso più alto?

Certo, sono il più delle volte dei coglioni in divisa, ma non perché siano poco intelligenti o incapaci. Più semplicemente perché non sono in grado di comprendere che, se si fermassero loro, sarebbero il caos e l’anarchia, ma, soprattutto, questa classe politica di bastardi scapperebbe davanti al popolo come topi nella fogna di fronte a un intruso.

Un particolare saluto, oltre che ai tre militari dell’Arma, al comandante del Nucleo Radiomobile di Prato luogotenente Vincenzo Cattano, mai dimenticato a Lucca e persona degna di rispetto, di ammirazione, unico gigante, non solo in senso fisico, in un mondo di nani.

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