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(di Luca Comellini) – (Agenparl). I “sindacalisti” dei militari volevano andare all’estero a spese dei contribuenti, la protesta sui social li ha fermati. Il generale Enzo Vecciarelli, Capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare, si accorge che c’è la crisi economica e scopre l’esistenza delle videoconferenze.

Lo scorso 17 luglio la notizia della richiesta formulata dal Consiglio Centrale della Rappresentanza Militare dell’Aeronautica militare volta a chiedere l’autorizzazione per poter effettuare delle visite presso alcuni reparti della forza armata, sia sul territorio nazionale che all’estero, al fine di informare il personale dei contenuti del provvedimento di riordino delle carriere licenziato dal Governo prima della pausa estiva, aveva scatenato un acceso dibattito all’interno dei numerosissimi gruppi che sul social Facebook si interessano di questioni che in qualche modo coinvolgono il mondo militare. Nell’occasione lo stato maggiore dell’Aeronautica militare aveva comunicato ad Agenparl che la richiesta formulata dall’Organismo di rappresentanza sarebbe stata valutata attentamente. Così è stato.

La risposta del Capo di stato maggiore della forza armata non s’è fatta attendere e il 18 settembre scorso è arrivata, chiara, lapidaria e senza possibilità di appello. Una doccia fredda per i membri del Consiglio Centrale della Rappresentanza militare della forza armata (Co.Ce.R.) che si sono visti respingere la loro richiesta con una motivazione che per la prima volta ha evidenziato, nero su bianco, l’esigenza di risparmiare i sodi dei contribuenti. “Prendo atto del lodevole intento perseguito da codesto Consiglio teso ad operare una capillare informazione di tutto il personale della Forza Armata in ordine alle recenti innovazioni introdotte dal provvedimento normativo sul “Riordino delle carriere. – scrive il generale Vecciarelli – Tuttavia – prosegue la nota di risposta – l’attuale congiuntura economica impone, ad ogni livello della catena gerarchica, di operare scelte tese al massimo contenimento della spesa pubblica. Pertanto, nel condividere la motivazione sottesa alla delibera in titolo, autorizzo, limitatamente agli Enti ubicati a Palazzo A.M. e Pratica di Mare, l’attività richiesta. Relativamente agli altri Reparti di F.A., ritengo che un efficacie ed adeguato confronto sulla tematica in titolo possa essere svolto mediante il ricorso allo strumento della videoconferenza.”.

La risposta del Capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare rappresenta un piccolissimo ma significativo passo in avanti nel difficile compito dell’eliminazione degli sprechi di denaro pubblico nell’ambito del Ministero della difesa. Una moral suasion – quella riguardo alle spese militari – che è sempre stata ostacolata in modo più o meno evidente da lobbisti e politicanti, in particolare per ciò che riguarda i costi dell’Organismo di Rappresentanza militare (i Cocer, Coir e Cobar sono organismi interni alle forze armate, meramente consultivi e propositivi e quindi neanche lontanamente paragonabili alle Organizzazioni sindacali di categoria).

La decisione di Vecciarelli dovrebbe essere di esempio anche per gli altri Capi di stato maggiore delle forze armate e per i Comandanti Generali dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della Guardia di finanza.

L’uso delle videoconferenze dovrebbe essere valorizzato e utilizzato costantemente per le tutte le riunioni di tutti gli organismi della Rappresentanza militare (e non solo) perché oltre ad assicurare una maggiore pubblicità e trasparenza dell’attività dell’amministrazione militare (troppo spesso oscura) rappresenterebbe un duplice vantaggio per la Difesa. Da un lato i componenti dei differenti Consigli non sarebbero più costretti a spostarsi dalle rispettive sedi di servizio per recarsi a Roma o nei differenti luoghi di riunione. Non sarebbero sottoposti ad estenuanti viaggi e a lunghi periodi lontani dagli affetti familiari (si pensi ad esempio a coloro che sono costretti a spostarsi dalla Sicilia o dalla Sardegna) con sicure e positive ricadute dal punto di vista dell’efficienza e della produttività. Dall’altro, verrebbero eliminate quasi completamente le spese necessarie per il pagamento delle indennità di missione. Una cifra che annualmente pesa sulle tasche dei contribuenti per oltre 4,2 milioni di euro e che in questi interminabili tempi di crisi potrebbe essere destinata ad altre spese più urgenti (occupazione giovanile e precariato, sanità, istruzione). Con l’uso dei sistemi di videoconferenza a carico del bilancio della Difesa resterebbero tutt’al più le spese di missione dei 63 delegati del Cocer in occasione delle eventuali e rare convocazioni da parte delle competenti Commissioni parlamentari. Una spesa che, a conti fatti, ammonterebbe complessivamente a poche decine di migliaia di euro all’anno.
In ogni caso, anche riservando l’utilizzo delle videoconferenze a pochi e limitati casi come avviene attualmente, se i generali applicassero correttamente l’articolo 4, comma 98, della legge 183/2011 (Legge di stabilità 2012) le spese per il pagamento delle indennità di missione per il personale membro degli organismi della Rappresentanza militare verrebbero ridotte a qualche centinaio di migliaia di euro all’anno. Infatti la norma citata prevede espressamente che: “Il personale appartenente alle amministrazioni statali di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, in occasione delle missioni all’interno del territorio nazionale fuori della sede ordinaria di impiego per motivi di servizio, è tenuto a fruire, per il vitto e l’alloggio, delle apposite strutture delle amministrazioni di appartenenza, ove esistenti e disponibili.”. Nell’ambito del Ministero della Difesa la norma prevista dalla Legge di stabilità, in vigore già dal 1 gennaio 2012, non ha mai trovato una concreta applicazione nei confronti dei membri dei Consigli della Rappresentanza militare, nonostante a Roma e nelle differenti sedi dove si svolgono le riunioni degli organi di livello inferiore (Coir e Cobar) le apposite strutture dell’amministrazione per fruire di vitto e alloggio non siano mai mancate. In conclusione, se deve essere riconosciuta la buona volontà del generale Vecciarelli, va comunque ricordato che negli atti parlamentari dell’attuale legislatura, ma anche della precedente, proprio sull’argomento spese della rappresentanza militare, sono ancora evidenti i tentativi di alcuni parlamentari di buon senso (pochi a dire il vero) che inascoltati avevano chiesto al Governo di turno di imporre per legge proprio l’uso di quegli stessi sistemi di videoconferenza che solo recentemente il Capo di stato maggiore dell’aeronautica militare, generale Vecciarelli, ha riesumato dall’oblio.

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