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La Prima sezione civile della la Corte d’Appello di Roma ha condannato l’ex generale dell’Esercito Bruno Stano che nel 2003 era a Nassiriya

Come racconta la Stampa, l’accusa è di aver esposto i soldati e i carabinieri a un rischio eccessivo dal momento che, pur trovandosi in guerra, stava portando avanti una “missione umanitaria”. “È manifesta – si legge nella sentenza – la stretta dipendenza tra il reato commesso (dal comandante Stano, ndr) e la morte e le lesioni riportate dalle vittime”. Adesso dovrà risarcire le vittime.

La sentenza arriva dopo tredici anni dalla tragedia, che costò la vita a ventotto persone, diciannove delle quali italiane, e dopo un iter giuridico estenuante che ha visto il generale Stano venire assolto in secondo grado, con sentenza non appellata e quindi definitiva. Sentenza che, però, la Cassazione ha annullato per gli aspetti civilistici. E così la magistratura civile lo ha condannato Stano accusandolo, come riporta la Stampa, di “avere ignorato gli allarmi dell’intelligence e di aver “sottovalutato il pericolo di una base troppo esposta”.

Il 23 ottobre 2003 il Sismi aveva segnalato “un attacco in preparazione al massimo entro due settimane”. Qualche giorno dopo aveva, poi, parlato di “un camion di fabbricazione russa con cabina più scura del resto”. E il mese dopo aveva avvertito che “un gruppo di terroristi di nazionalità siriana e yemenita si sarebbe trasferito a Nassiriya”. Segnali allarmanti che, secondo la Corte d’appello di Roma, sarebbero stati ignorati dai vertici dell’esercito: “Si deve rilevare l’evidente sottovalutazione di un allarme così puntuale e prossimo”.

Nei giorni che hanno preceduto la strage il responsabile della base Maestrale, un colonnello dei carabinieri, aveva richiesto la chiusura delle strade al traffico. Gli era, però, stato risposto che questa misura avrebbe fatto infuriare gli iracheni. Si limitarono a ridurre la carreggiata a una sola corsia. Tutto inutile. Il 12 novembre una cisterna-bomba fece una strage senza precedenti. I terroristi si presentarono in due. Uno alla guida del veicolo imbottitto di esplosivo e uno armato di mitra e pronto a sparare per farsi strada. Come spiega ancora la Stampa, avendo “riempito i sacchi di protezione non con la sabbia ma con sassi, gli effetti della deflagrazione sono stati moltiplicati e non assorbiti. Anche la vicinanza della riservetta con le munizioni all’ingresso ha peggiorato le cose”.

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