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“Se corrisponde a verità la notizia di un’indagine nei confronti del comandante generale dell’Arma dei carabinieri, Tullio De Sette, per reati gravi relativi all’attività investigativa, troverebbero conferma tutti i nostri timori sui veri motivi della soppressione e della militarizzazione del Corpo forestale: vogliono metterci guinzaglio e museruola”.

La forte denuncia arriva dai sindacati dei forestali Sapaf, Ugl-Cfs, Snf e Cgil-Cfs.

“Oggi – spiega la nota sindacale – ogni singolo appartenente al Corpo forestale gode di piena autonomia investigativa, si rapporta direttamente col magistrato, non deve trasmettere alcunché ai propri superiori. Così invece non è per i carabinieri per i quali, in ogni caso, prevale la scala gerarchica. Una distorsione del sistema evidente relativa all’ordinamento militare che, con la riforma Madia, è destinata ad estendersi a tutte le forze dell’ordine”.
“Va da sé – spiegano le organizzazioni – che così si mina il principio di autonomia e indipendenza delle indagini. Non ci vuol molto a capire che se una notizia di reato finisce prima sul tavolo di un generale che sulla scrivania di un magistrato, i rischi di insabbiamento sono forti. Dispiace che a decidere la fine di un glorioso Corpo di polizia esistente dal 1822 sia stato un governo ‘con le mani in pasta’ con la piena collaborazione di due comandanti generali indagati, il ‘nostro’ Cesare Patrone e il citato Del Sette. Questa, ahimè, è l’Italia. Ma noi lotteremo fino alla fine per impedire questo scempio!”

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