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L’IMMAGINE È DI REPERTORIO

Un processo penale per violenza sessuale che si trascina ormai da dieci anni. Paradossale la vicenda giudiziaria che vede coinvolti un sergente del corpo degli Alpini e un caporal maggiore che all’epoca era una semplice soldatessa di 19 anni.  I fatti risalgono al luglio del 2007 quando, dopo un periodo di presunte avances e continui apprezzamenti rivolti alla soldatessa («Continuava a riempirmi di complimenti, a dirmi che ero bellissima», sono queste le parole della donna riportate sulle colonne del dorso bresciano del Corriere della Sera), il militare – impegnato in un’ispezione alla polveriera di Ome – baciò sul collo la ragazza, contro la sua volontà.

Dopo l’episodio del bacio, la soldatessa – che non ha mai formalmente denunciato il sergente – si confidò con alcune colleghe e con i suo caporale. Mentre la Cassazione ha giudicato insussistente il reato militare, il normale corso della Giustizia registra un patteggiamento (a 14 mesi) nel 2009, una prima accusa per violenza sessuale nel 2013 (20 mesi) e un successivo annullamento (legittimo impedimento per motivi di salute). Ora è in corso nuovamente il primo grado, ma nell’udienza del 2 novembre mancavano querela e fascicolo d’inchiesta, dunque tutto è stato rinviato al prossimo 12 febbraio.

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