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Nella seduta del 7 settembre in Commissione Difesa della Camera si è esaminato il Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa per il triennio 2016-2018.

Daniele MARANTELLI (PD)relatore, osserva, in primo luogo, che il Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa per il triennio 2016-2018 si inserisce nel quadro complessivo delle relazioni che, in base alla normativa vigente, il Ministero della Difesa è tenuto a trasmettere al Parlamento.
In particolare, l’articolo 536 del Codice dell’ordinamento militare, come modificato dalla legge n. 244 del 2012, sulla revisione dello strumento militare, ha previsto la presentazione annuale, entro la data del 30 aprile, di un «piano di impiego pluriennale» finalizzato a riassumere sia il quadro generale delle esigenze operative delle Forze armate, comprensive degli indirizzi strategici e delle linee di sviluppo capacitive; sia l’elenco dei programmi d’armamento e di ricerca in corso ed il relativo piano di programmazione finanziaria, indicante le risorse assegnate a ciascuno dei programmi per un periodo non inferiore a tre anni, compresi i programmi di ricerca o di sviluppo finanziati nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico; sia, infine, le spese relative alla funzione difesa, comprensive delle risorse assegnate da altri Ministeri.
Per quanto attiene, in particolare, al quadro di riferimento, il Documento in esame delinea un contesto internazionale caratterizzato da crescente instabilità, in linea con quanto previsto sia nel richiamato Libro bianco, sia nel Documento programmatico pluriennale dello scorso anno, relativo al triennio 2015-2017. Il quadro dei rischi per la sicurezza viene valutato come estremamente complesso e si esprime particolare preoccupazione per l’indeterminatezza dei possibili attori e dei possibili luoghi dei futuri conflitti. Questi ultimi vengono definiti «sempre più ambigui», tanto da renderne difficile l’identificazione in una fase precoce, per poterli depotenziare prima che sfocino in una fase propriamente bellica.
Evidenzia, inoltre, che il Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa per il triennio 2016-2018 segnala come i rischi e le minacce «spaziano da quelle tradizionali e simmetriche, attualmente incentrate sul fianco est dell’Europa a quelle asimmetriche. Queste ultime, che hanno il loro epicentro principalmente in Siria e in Iraq, hanno oramai pericolose metastasi in Africa e – come dimostrano i recenti attentati – anche in Europa». Il Documento evidenzia, inoltre, come la globalizzazione dell’informazione, sfruttata da taluni gruppi terroristici, consenta la diffusione dei relativi modelli organizzativi, favorendo, altresì, il reclutamento di combattenti stranieri.
Viene espressa preoccupazione anche per la sicurezza dell’area euro-mediterranea, ovvero di quella ampia zona geopolitica resa unitaria dalla comune condivisione e gravitazione sul bacino del mare Mediterraneo. In tale area, si stanno sviluppando in maniera sempre più virulenta minacce dirette alla nostra sicurezza ed è pertanto qui – secondo l’analisi esposta nel Documento – che lo strumento militare nazionale troverà prioritariamente impiego.
Il Documento valuta, infine, con preoccupazione una serie di rischi, apparentemente meno imminenti, compresa la minaccia cibernetica. In relazione a tale contesto geopolitico viene evidenziato che la Difesa proseguirà nella realizzazione di uno strumento militare integrato e moderno, in grado di acquisire, sviluppare e sostenere nel tempo una serie di capacità operative e strutturali. Inoltre, il Documento preannuncia la prossima definizione della cosiddetta «Revisione Strategica della Difesa», già anticipata nel Libro bianco ed inclusiva di una nuova edizione della Pianificazione di Lungo Termine. Tale lavoro, sarà finalizzato alla corretta individuazione delle più idonee soluzioni tecnico-operative per l’evoluzione dello strumento militare del futuro, in termini di mezzi, sistemi d’arma e struttura delle forze e costituirà a sua volta la base per la formulazione della legge pluriennale sugli investimenti per la Difesa, anch’essa preannunciata nel Libro bianco.
Per quanto attiene, invece, agli specifici impegni operativi delle nostre Forze armate, il documento in esame, analogamente a quanto previsto nel Libro bianco, individua precise e specifiche missioni per le Forze armate che costituiranno elementi di guida per la revisione dello strumento militare e di sviluppo delle attività di pianificazione generale. Esse sono: la difesa dello Stato, intesa come l’integrità del territorio nazionale; la difesa degli spazi euro-atlantici ed euro-mediterranei; il contributo alla realizzazione della pace e della sicurezza internazionali nella gestione delle crisi internazionali; il concorso nella salvaguardia delle libere istituzioni e nello svolgimento di compiti specifici in circostanze di pubblica calamità ed in altri casi di straordinaria necessità ed urgenza.

Per quanto concerne, poi, la definizione delle priorità politiche e degli obiettivi strategici della Difesa nel prossimo triennio, l’operatività e l’ammodernamento dello strumento militare, la razionalizzazione del modello organizzativo e il miglioramento dei processi costituiscono i principali obiettivi programmatici, da perseguire alla luce della corrente situazione finanziaria.
Con riferimento, invece, all’ammodernamento dello strumento militare, anche in vista di un miglior utilizzo delle risorse a disposizione, il Documento sottolinea la necessità di realizzare un processo di acquisizione a carattere sempre più interforze e di promuovere altresì l’acquisizione di sistemi ad utilizzo duale, evitando, inoltre, duplicazioni di sistemi.
Il Documento preannuncia, poi, apposite iniziative volte a rivedere, al fine di semplificarle, le modalità che regolano il processo di acquisizione e collaudo delle forniture per la Difesa, nonché il modello delle acquisizioni, con l’obiettivo di trasformare la natura e i contenuti del rapporto tra industria e l’Amministrazione della Difesa da semplice fornitura a partnership strategica. A tal fine il Documento prevede di estendere il contenuto del contratto di acquisizione anche al supporto logistico di lungo termine, all’addestramento ed agli aggiornamenti. Il Documento prende, inoltre, in considerazione la possibilità che alcune attività di manutenzione e di gestione tecnica dei sistemi, attualmente svolte dalla Difesa, possano essere in futuro realizzate da soggetti terzi, come imprese e aziende private. In tale ambito si ipotizza la possibilità che l’industria assorba alcune strutture tecnico-industriali della Difesa e, grazie a specifiche norme, il relativo personale, subordinatamente all’esigenza di mantenere un settore industriale efficiente e competitivo e di non compromettere le prioritarie esigenze di sicurezza.
Sempre in relazione ai profili contrattuali, il Documento ribadisce quanto previsto nel Libro bianco in merito alla considerazione che in futuro saranno preferiti processi di «acquisizione a spirale», con cicli successivi di studio delle soluzioni, sperimentazione, realizzazione, spiegamento, impiego operativo e valutazione dei risultati e successivo adattamento progressivo.
Tale soluzione dovrebbe consentire, infatti, rispetto all’attuale formulazione contrattuale, un miglior adeguamento nel tempo delle soluzioni tecniche ai problemi operativi e un maggiore controllo dei costi e delle tempistiche di aggiornamento, per far fronte all’evoluzione tecnologica del settore.
Sul versante, invece, delle misure di razionalizzazione del modello organizzativo, il Documento ribadisce alcuni degli obiettivi già individuati dalla legge n. 244 del 2012 sulla revisione dello strumento militare e confermati anche nel richiamato Libro bianco, riguardanti, in particolare, la necessità di assicurare una maggiore integrazione interforze di qualunque tipo di attività che non sia riconducibile alla specificità di ciascuna Forza armata, «eliminando ridondanze di strutture e funzioni». Inoltre, dovrà essere riorganizzata la struttura logistica di sostegno proseguendo nel processo di maggior integrazione interforze nei campi operativo, tecnico-logistico, amministrativo e gestionale, addestrativo e formativo, non riconducibili alla effettiva specificità di ciascuna Forza armata, eliminando le ridondanze di strutture e funzioni.
Per quanto riguarda, in particolare, le prospettive relative al personale militare, sottolinea che il Documento conferma in primo luogo le previsioni della legge n. 244 del 2012. Si ribadisce, quindi, la necessità di conseguire nei tempi previsti dalla richiamata legge uno strumento militare rispondente ai requisiti qualitativi, di operatività e di proiettabilità fissati dalla legge e nel contempo dimensionato in modo coerente con le risorse che attualmente possono essere destinate alla Difesa e, quindi, sostenibile sotto il profilo finanziario.
Fermo restando tale obiettivo, il Documento ipotizza nuove misure volte a reclutare più giovani con contratti a tempo determinato con maggiori tutele al momento del congedo e ad istituire una «Riserva operativa» prontamente impiegabile ed efficace, ovvero composta di una forza addestrata di ufficiali, sottufficiali e truppa, per esigenze contingenti militari e di risposta a emergenze civili. Si ribadisce la volontà di procedere a un’unificazione e razionalizzazione delle scuole e dei centri di formazione militare, accentrandoli sulla base delle capacità possedute e della competenza specifica per materia. Ulteriori iniziative sono, infine, preannunciate con riferimento al trattamento economico, al reclutamento, alla rafferma, all’avanzamento e alla progressione di carriera del personale militare.
Per quanto concerne, in particolare, il trattamento economico, ne viene anticipata una profonda revisione. In tale sede, il Documento annuncia che dovrà essere pienamente considerata la specificità della condizione militare e dovranno essere previste misure volte a premiare le responsabilità crescenti attribuite con gli avanzamenti ai gradi superiori. Al contempo, il Documento sottolinea la necessità di dinamiche salariali comunque compatibili con quelle generali nell’impiego pubblico. 

Infine, viene preannunciato il superamento dell’esistente tripartizione delle spese tra spese per il personale, per l’esercizio e per l’investimento. Infatti, premesso che i maggiori programmi d’investimento saranno ricompresi in una specifica legge pluriennale dedicata, i tre bacini di riferimento dovrebbero essere quello del «personale», quello della «operatività dello Strumento militare» (funzionamento, addestramento, adeguamento capacitivo urgente, sviluppi tecnologici) e quello delle «operazioni» (cooperazione e missioni militari nazionali e internazionali).
Per quanto concerne, invece, la seconda parte del Documento, questa è dedicata all’analisi delle principali voci di spesa che compongono la funzione difesa con particolare riferimento alle spese per l’esercizio, l’investimento e il personale. In via generale, il Documento rende noto che le previsioni di spesa per l’esercizio finanziario 2016 ammontano a 13.360,4 milioni di euro. Nel biennio successivo le previsioni di spesa ammontano a 12.819,0 milioni, relativamente all’esercizio finanziario 2017 e a 12.724,3 milioni, relativamente all’esercizio finanziario 2018.
Sempre in via generale lo stanziamento previsionale 2016 risulta così ripartito tra i diversi settori di spesa: spese per il personale militare e civile in servizio, 9.927,2 milioni con un incremento previsionale di spesa per il 2016 pari a circa 263,5 milioni (2,7 per cento) rispetto al volume approvato per il 2015; spese per l’esercizio, destinate a garantire la funzionalità e l’efficienza dello strumento militare, 1.257,0 milioni, con un incremento di 107,2 milioni (9,3 per cento) rispetto alla dotazione 2015; spese per l’investimento, destinate all’ammodernamento quantitativo e tecnologico dello strumento militare, al suo rinnovamento ed alla ricerca, circa 2.176,2 milioni, con un decremento di 196,5 milioni (8,3 per cento) rispetto allo stanziamento 2015.
Per quanto concerne, poi, le previsioni di spesa relative all’esercizio, tale voce del bilancio della Difesa attiene direttamente alla qualità dello strumento militare, al suo approntamento e al suo impiego; e ciò in quanto le richiamate spese attengono essenzialmente alla formazione e all’addestramento del personale militare, alla manutenzione e all’efficienza dei mezzi che sono strettamente legati alla sicurezza del personale.
Al riguardo, le previsioni di spesa per l’anno 2016 ammontano a 1.257 milioni con un incremento di 107, 2 milioni pari, in termini monetari, al 9,3 per cento a fronte della dotazione 2015 approvata dal Parlamento. Per gli esercizi finanziari 2017 e 2018 le suddette previsioni ammontano, rispettivamente, a 1.231,5 milioni e 1.224,9 milioni.
Per quanto riguarda, infine, le previsioni di spese riguardanti l’investimento, per l’anno 2016, queste ammontano a 2.176,2 milioni, con un decremento dell’8,3 per cento, a fronte della dotazione 2015 approvata dal Parlamento. Per gli esercizi finanziari 2017 e 2018 le suddette previsioni ammontano, rispettivamente, a 1.9261 milioni (11,5 per cento) e a 1.927,8 milioni (0,1 per cento).
Il Documento precisa che il richiamato incremento relativo all’anno 2016 comprende 287,9 milioni affluiti per l’introduzione del «cedolino unico»; 48 milioni per l’aumento del Fondo Scorta; nonché ulteriori 7 milioni per il soddisfacimento delle esigenze relative al «Giubileo straordinario della Misericordia» e 9,6 milioni per il «Noleggio delle auto a lungo termine». 
Le previsioni di spesa per l’investimento sono, invece, pari nel 2016 a circa 38,6 milioni (compresi 3 milioni affluiti al bilancio per le esigenze connesse al «Giubileo»), con un incremento dello 0,8 milioni (2,1 per cento rispetto alla dotazione 2015). Gli stanziamenti del settore subiranno, nei due anni successivi, una diminuzione, fino ad attestarsi, nel 2018, a 34,7 milioni.
Le ultime due parti del Documento sono dedicate alle previsioni di spesa relative alle funzioni esterne della Difesa e all’ausiliaria. Nel primo caso lo stanziamento previsionale per il 2016 ammonta a 117,9 milioni con un incremento di 20,09 milioni, pari al 21,6 per cento sulle assegnazioni 2015. Per gli anni 2017 e 2018 lo stanziamento previsionale è pari, per entrambi gli esercizi finanziari, a 116,9 milioni.

Per quanto concerne, invece, l’ausiliaria, lo stanziamento previsionale 2016 ammonta a 413,2 milioni, con un decremento di 25,3 milioni (5,8 per cento) sulla dotazione 2015. Il Documento spiega che il decremento è dovuto, in parte, alla riduzione, dal 70 per cento al 50 per cento, dell’indennità di ausiliaria previsto, già a decorrere dal 2015, dalla legge di stabilità 2015.
Infine, gli stanziamenti previsti attengono al soddisfacimento delle esigenze annuali per la corresponsione dell’indennità una tantum e di speciali elargizioni, nonché al trattamento provvisorio di pensione.

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