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A primo acchito parrebbe un tema come tanti, ma volendolo osservare più da vicino si intuisce che la questione dei così detti ex 958 e del relativo concorso straordinario coinvolge sensibilità che vanno oltre ciò che appare.

Ognuno esprime a suo modo le proprie opinioni (e guai ad osteggiare ciò), schierandosi favorevolmente o meno rispetto ad un concorso straordinario che prevede la partecipazione di Sergenti e Graduati arruolatisi all’epoca con un sistema professionale differente e cambiato in corso d’opera.

A dirla tutta non è l’unica stortura causata dai precedenti modelli e non sono di certo le Forze Armate le uniche a voler risolvere disattenzioni passate, ma pur non potendosi parlare di “sanatoria”, in quanto concorso, questo parrebbe essere al centro di un interessante dibattito che paradossalmente fonda le proprie ragioni nelle medesime aspettative, infatti, provando ad analizzare la previsione dei termini concorsuali scopriremo che le caratteristiche principali sono:

  1. La mancata imposizione di limiti di età,
  2. La riconferma presso la sede di servizio,
  3. La previsione di un corso di aggiornamento della durata massima di 3 mesi.

Adesso proveremo a sintetizzare, fra l’altro, ciò che le rappresentanze e la stragrande maggioranza del personale militare chiede, in termini concorsuali, ormai da decenni:

L’eliminazione dei limiti di età per i concorsi interni,

La possibilità, dopo diversi trasferimenti subiti, di poter progredire in carriera senza sacrificare nuovamente la serenità e le abitudini familiari;

Il riconoscimento dell’anzianità e dei titoli acquisiti in termini di professionalizzazione rispetto agli aspiranti che provengono dalla vita civile.

Il superamento dello status di allievo per i vincitori dei concorsi interni.

L’attento lettore avrà già intuito che il concorso straordinario previsto per gli arruolati ex 958 di per se incarna gli elementi principali delle tante rivendicazioni susseguitesi negli anni, il concorso perfetto qualcuno direbbe.

La vera attenzione, il vero sforzo, a mio avviso, dovrebbe essere incentrato in modo tale che i criteri contenuti nel concorso per gli ex 958 non siano solo attribuiti ad un concorso straordinario ed una tantum, benché atteso e quanto mai necessario, bensì, previsti estesi e cristallizzati nelle norme, come sta per accadere per le FF.PP., ove questi elementi caratterizzanti divengono la regola per i concorsi interni, l’ordinario insomma e non lo straordinario.

In un sistema meritocratico che premia le professionalità acquisita andando incontro alle giuste aspettative del personale, vengono valorizzate le competenze interne incentivando l’osmosi fra i ruoli, tuttavia, a differenza delle FF.PP. resistono le “barricate” talvolta innalzate dalle FF.AA con i troppi distinguo che si tramuteranno, inevitabilmente, in veri e propri disincentivi alla prosecuzione della carriera dei “veterani”.

Occorrerebbe, a mio avviso, un’ulteriore passo avanti verso una più incisiva modernizzazione dello strumento militare che attinga in misura maggiore dalle eccellenti professionalità interne, figlie di impieghi nazionali ed internazionali che hanno visto il nostro paese giocare un ruolo di primo piano in termini di impegno e risultati conseguiti, un patrimonio da mettere a sistema massimizzandone i benefici a vantaggio dello strumento militare.

La sfida alla quale non bisognerebbe sottrarsi, sarebbe a mio avviso quella di puntare verso il miglioramento collettivo, verso l’elevazione di tutte le componenti umane anziché alimentare polemiche su temi aleatori come quello della partecipazione ad un concorso interno che, come detto, oggi risulta essere l’unico caratterizzato da elementi di equi ordinazione fra le modalità concorsuali delle Forze di Polizia e delle Forze Armate.

La vera sfida per i critici al concorso ex 958 dovrebbe essere quella di chiedere con la stessa veemenza a che i criteri individuati per il concorso interno riservato a Sergenti e Graduati divenissero criteri ordinari, da estendere a tutti i concorsi interni, tentando di portare a casa, e a beneficio del personale, un risultato che i rappresentanti di ogni categoria sperano, evitando di accontentarsi di un bel più triste e pirrico mal comune mezzo gaudio!

Marco Votano*

Delegato Co.Ce.R. Interforze/EI

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