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Prende forma a Palazzo Chigi la legge di Bilancio, approvata dal Consiglio dei Ministri per poi iniziare l’iter parlamentare e da leggere insieme al decreto fiscale della settimana scorsa. Per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, 85 euro di aumento ai 3,2 milioni di statali, la dote è di 2,6 miliardi. Previsto anche un aumento degli stipendi dei presidi, che verranno gradualmente equiparati ai dirigenti pubblici, con un aumento di circa 400 euro mensili, fortemente voluto dal Ministro Fedeli. Il ministro Padoan ha annunciato subito dopo il Cdm l’assunzione di 1.500 ricercatori nelle Università e ha garantito lo sblocco degli scatti di anzianità dei docenti universitari: l’adeguamento degli assegni avrà frequenza biennale (dal triennio previsto attualmente).

Di, fatto, è ancora attesa la convocazione all’Aran delle sigle sindacali nazionali per concludere definitivamente la vicenda del contratto pubblico: probabilmente si attende l’inizio delle discussioni in Parlamento proprio sulla Manovra per ovviare ad eventuali emendamenti e cambiamenti dell’ultimo momento.

In questo frenetico avvicendarsi di notizie che coinvolgono la maggior parte dei dicasteri del Paese, si nota uno strano silenzio dei ministri Pinotti e Minniti, che lasciano intendere che il Governo per militari e forze di polizia lascerà sul piatto esclusivamente gli 85 euro lordi dopo 7 anni di blocco contrattuale. La richiesta di attenzione da parte di alcuni cocer (Comparto Difesa e Guardia di Finanza) non ha sortito nesssun effetto. Ora si è tutti concentrati sul riordino, sui parametri, sugli errori degli statini e si rischia di perdere il treno del rinnovo contrattuale.

I timori paventati qualche mese fa quando veniva elaborato il riordino dei ruoli e delle carriere sembrano ormai concretizzarsi. La riparametrazione, leitmotiv del riordino, equivale ad un contratto ben vestito ed adornato con una stellina fiammante ma si conclude con un aumento che in nessun caso raggiunge il bonus (cancellato) di 80 euro. Un miliardo di euro di spesa che spoglia il rinnovo contratto e la previdenza complementare. Il fondo negoziale chiuso per il Comparto Sicurezza e Difesa sembrava in agenda Madia questa estate, ma poi stranamente è svanito nel nulla e la necessità di aumentare gli iscritti ai fondi negoziale per scongiurare pensioni da fame ha lasciato il posto al ritornello degli 85 euro (lordi) di aumento. Un’irritante ripetizione di 80 euro che si sussegue dal 2015, dal bonus sicurezza a quello fiscale ed ora nel contratto, quasi ad ipotizzare un cabala numerica, un disegno sotteso, una dietrologia fiscale di cui non si comprende il senso.

E pensare che la spesa del riordino avrebbe, almeno in gran parte, colmato il gap previdenziale contributivo/retributivo. Ma, evidentemente, era necessario riordinare….

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