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Alla fine le perplessità sono state lasciate alle spalle e dal Consiglio dei ministri di ieri è uscito un orientamento chiaro a favore del voto di fiducia sulla riforma del processo penale. Il testo è all’ordine del giorno della Camera a partire da martedì. Determinante la presa di posizione del premier Paolo Gentiloni che ha sottolineato come il testo è passato anche al Senato con la fiducia.

Di certo, in caso contrario, le decine di voti su un testo assai complesso e su una materia tradizionalmente delicata avrebbe fatto correre all’intervento il forte rischio di un ritorno a Palazzo Madama, con la certezza pressoché assoluta di un inabissamento. Fortissima la contrarietà espressa dal ministro degli Esteri Angelino Alfano, tanto che Ap potrebbe votare sì alla fiducia e no al provvedimento.

Soddisfatto invece il ministro della Giustizia Andrea Orlando che molto ha puntato su queste misure per qualificare lo scorcio finale della legislatura. Disegno di legge, in realtà, assai composito, con norme che entreranno subito in vigore ed altre per le quali sarà necessaria la redazione dei decreti delegati.

Tra le prime, quella di maggiore impatto è senza dubbio la revisione della disciplina della prescrizione, modulata non tanto attraverso un aumento dei termini, quanto attraverso un blocco del loro decorso in caso di condanna nel grado precedente di giudizio. Troppo per alcuni, anche all’interno della maggioranza (Ap), troppo poco per altri (M5S). Tra le seconde, la revisione della disciplina delle intercettazioni, con una commissione del ministero già in rampa di lancio per definire, tra l’altro, i limiti alla divulgazione di quelle non necessarie al procedimento penale, recependo anche le circolari di autoregolamentazione di alcune Procure.

Tra magistrati e avvocati restano forti le perplessità. Le Camere penali hanno proclamato, a partire da lunedì, una nuova settimana di astensione dalle udienze, contestando l’impostazione autoritaria e anti-garantista di molte norme, è il caso del processo a distanza, e l’utilizzo di uno strumento come la fiducia che taglia il dibattito su temi cruciali per i diritti dei cittadini. L’Associazione nazionale magistrati, invece, sollecitando la necessità di interventi più incisivi, anche sul versante della prescrizione, ha già espresso contrarietà soprattutto per la norma che impone l’esercizio dell’azione penale oppure la richiesta di archiviazione entro 3 mesi dalla scadenza del termine massimo di durata delle indagini preliminari, con avocazione da parte della procura generale in caso di mancato rispetto del termini.

Il Sole 24 Ore