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Una generazione. Una pletora di militari e poliziotti, ufficiali e sottufficiali, in attesa da oltre un ventennio di un riordino che corregga il tiro della precedente riforma garantendo un’equa gratificazione. Parole difficili e tanti soldi. Questo è il vero problema.

Febbraio è un po’ la resa dei conti.  Il riordino delle carriere, almeno per le Forze di Polizia, scade entro la fine del mese. Per le Forze Armate dovrà attendersi luglio. Al centro della disputa riordino si/riordino no, si collocano i famosi 80 euro che il governo non ha ancora spacchettato dai fondi derivanti dalla legge di stabilità e che rimangono congelati. Saranno corrisposti con arretrati a partire da gennaio ma soltanto in assenza di riordino.

Oltre a chiedere al Governo di emanare il DPCM entro questa settimana in modo da contabilizzare il bonus di 80 euro già nel mese di febbraio – commentano i delegati Co.Ce.R. carabinieri La Fortuna, Pitzianti, Rumore e Pinto – crediamo sia anche opportuno procrastinare il riordino delle carriere.  Non vorremmo sembrare disfattisti, anzi siamo sicuramente soddisfatti dell’interesse del Governo e dello Stato Maggiore di intervenire su una zavorra che il Comparto Sicurezza e Difesa trascina ormai da anni.

Tralasciamo le promesse governative puntualmente rinnegate dai conti della serva, ma battezzare “riforme imbarazzanti”, o presunte tali, per militari e poliziotti nella speranza di colmare il gap di credibilità che ci allontana sempre di più dalla politica, è un record di cui andare poco fieri.

Mesi di bozze e confronti non trovano riscontro nelle risorse stanziate dal Governo e ci inquieta – concludono i delegati – il pensiero di raffazzonare un riordino che elargisce la fetta più grossa per i dirigenti e dimentica la base dell’intero Comparto, le prospettive di carriera dei militari ed il loro stipendio.

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