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(di Daniele De Salvo) – Riceverà una medaglia al valore civile Francesco Pischedda, il poliziotto della Stradale di Bellano che settimana scorsa è morto dopo essere precipitato da un cavalcavia della Super a Colico mentre inseguiva un ladro. Lo hanno decretato i componenti della Commissione centrale per le ricompense. L’annuncio è stato diffuso ieri, alla vigilia di quello che avrebbe dovuto essere il giorno del suo compleanno.

Proprio quest’oggi, il 12 febbraio, «Pischi», come lo chiamavano tutti i colleghi e i suoi amici, avrebbe compiuto 29 anni. Purtroppo non potrà festeggiarli, né spegnere le candeline sulla torta insieme alla sua compagna Anna con cui viveva a Nuova Olonio di Dubino, in Valtellina, né con la figlia piccola di appena dieci mesi. Non potrà nemmeno fregiarsi del riconoscimento e appuntarsi al petto la mostrina con la bandiera italiana e la croce della Repubblica del valore al merito civile che gli verrà assegnata dal Capo dello Stato Sergio Mattarella su proposta dei compagni della Polizia. La medaglia probabilmente verrà consegnata alla sua bimba, affinché da grande possa sapere di suo padre e possa conservarne un ricordo tangibile. Oltre al parere positivo per l’onorificenza, i membri della Commissione centrale per le ricompense del Viminale hanno subito decretato per il collega che ha perso la vita in servizio la promozione immediata per merito straordinario.

Francesco Pischedda non è più un agente scelto, ma un assistente, un grado che tuttavia, proprio come la medaglia al valore, non avrà mai modo di sfoggiare sulle spalline della sua uniforme blu. Il capo della Polizia di Stato Franco Gabrielli, che ha lo visto nascere quando insieme al papà svolgeva servizio in questura a Imperia, ha invece garantito che «la sua famiglia avrà un vitalizio, perché è stata una vittima del dovere». Parte dello stipendio che Francesco percepiva continuerà dunque a essere erogato direttamente alla compagna vedova affinché possa crescere nel migliore dei modi la bimba rimasta orfana, sebbene in due non fossero sposati e ciò potrebbe comportare qualche difficoltà burocratica. Lo stesso potrebbe valere anche per l’indennizzo previsto per legge per l’unica erede, la figlioletta appunto: l’iter per il risarcimento si prefigura abbastanza lungo, tra richieste, moduli da compilare, burocrazia, inchieste e istruttori interne.

Tra l’altro nessuno sa ancora con precisione quello che è accaduto lungo la Statale 36. Francesco non c’è più e non può raccontarlo, l’unico superstite è il moldavo di 25 anni che stava inseguendo, che è ancora ricoverato in prognosi riservata senza aver mai riacquistato conoscenza. C’è anche da considerare che, se si dovesse riprendere, potrebbe non ricordare nulla a causa dello shock e dei traumi. Non solo: in quanto ricercato internazionale, potrebbe non essere considerato un testimone attendibile. (Il Giorno)