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In un passaggio della legge che prevede l’assorbimento della Forestale nei carabinieri, nelle norme transitorie e finali,  troviamo una disposizione che sta suscitando non poche polemiche in queste ore : «Entro il medesimo termine, al fine di rafforzare gli interventi di razionalizzazione volti a evitare duplicazioni e sovrapposizioni, anche mediante un efficace e omogeneo coordinamento informativo, il capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza e i vertici delle altre forze di polizia adottano apposite istruzioni attraverso cui i responsabili di ciascun presidio di polizia interessato, trasmettono alla propria scala gerarchica le notizie relative all’inoltro delle informative di reato all’autorità giudiziaria, indipendentemente dagli obblighi prescritti dalle norme del codice di procedura penale».

Attualmente il coordinamento appartiene esclusivamente ai pubblici ministeri titolari delle inchieste in virtù del seguente articolo:

ARTICOLO 347 
Obbligo di riferire la notizia del reato

  1. Acquisita la notizia di reato, la polizia giudiziaria, senza ritardo, riferisce al pubblico ministero, per iscritto, gli elementi essenziali del fatto e gli altri elementi fino ad allora raccolti, indicando le fonti di prova e le attività compiute delle quali trasmette la relativa documentazione.

Molti titolisti hanno esordito ieri con un allarme giudiziario originato da un intervista del Corriere ad Armando Spataro, procuratore di Torino, il quale, in sostanza, precisa che, con tale provvedimento, il governo Renzi dimostra di voler “spostare ogni attività verso l’esecutivo, persino la guida della polizia giudiziari”.

Sempre secondo quanto riportato dal Corriere, il Giornale ed il Fatto Quotidiano, riferire una notizia di reato ai propri superiori sarebbe deleterio perché i vertici delle forze di polizia hanno rapporti diretti con l’autorità politica, cioè i rispettivi ministri di riferimento. Mentre i magistrati, in teoria, non avrebbero rapporto alcuno con la politica.

Una tal ricostruzione è davvero limitativa e fuorviante. Dovrebbe infatti basarsi sull’assunto che i vertici di polizia abbiano rapporti con i politici mentre i magistrati no. Senza tralasciare il fatto che a volte per eccesso di zelo, a volte per statistica, gli uffici di polizia periferici avvisano gli uffici centrali delle notizie di reato. Anche perché si tratta, non dimentichiamolo, di polizia giudiziaria, che ha l’obbligo di mantenere il riserbo sull’indagine. Quante volte ad oggi abbiamo assistito a giornalate che riportavano soffiate, intercettazioni, provvedimenti a carico di persone indagate? Insomma ad oggi la riservatezza sulle indagini ha vacillato e non poco.

Con questo non si vuol dire che il provvedimento in esame possa essere giusto, di certo non pare un provvedimento per cui stracciarsi le vesti e gridare allo scandalo. Asserire che comunicare al superiore possa ledere il riserbo sulle indagini significa dubitare a priori della professionalità di qualunque superiore (ufficiale o sottufficiale) e dare per scontata, invece, la serietà dei magistrati e delle procure.