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La soppressione del Corpo Forestale dello Stato e la nascita del ruolo Forestale nell’Arma dei Carabinieri ha ovviamente comportato molte trasformazioni non solo per i Forestali desindacalizzati e militarizzati ma anche per i carabinieri.

L’Arma, infatti, ha visto il transito di numerosi dirigenti ed in particolare di circa 20 generali di brigata (di cui molti “giovanissimi” rispetto al trend dei generali “già nell’Arma”) tra i quali 3 generali donne. Una rivoluzione non di poco conto nell’ambito della piramide dirigenziale se oltre i gradi di vertici conteggiamo i centinaia di ufficiali di ogni grado che dal primo gennaio vestono la divisa da carabiniere.

A tale “allargamento” al vertice dovrà fronteggiare, di certo, un “allargamento” alla base per garantire il giusto equilibrio “piramidale” e fare in modo che tale squilibrio sia soltanto temporaneo. La compensazione dei forestali “non dirigenti”, infatti, non è sufficiente. Alcune centinaia non sono transitati nell’Arma ma in altri corpi di polizia o nella pubblica amministrazione.

Sono ben noti gli effetti protratti nel tempo di un’eccessiva formazione di ruoli apicali rispetto all’ingresso di militari di truppa che, negli anni, grazie a riordini sbagliati e turn over ridotti all’osso, hanno comportato un vertiginoso innalzamento dell’età media delle forze di polizia e lo smembramento di numerosi reparti.

Insomma un piccolo, piccolissimo, ma ulteriore dettaglio del quale comunque non potrà non tenersi conto nella macchina riorganizzatrice dell’Arma, e, più in generale, del Comparto Sicurezza e Difesa.

 

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