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(Di Giovanni Neve) – Alessandro Romani è stato insignito della Medaglia d’oro al valor militare e della Croce d’Onore alla memoria. Sette anni fa è caduto in Afghanistan mentre stava combattendo con la Task Force 45. Al tempo era capitano incursore del Nono Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin”. A questo eroe, che ha rappresentato l’Italia in una guerra lontana, lo Stato sta negando la tomba militare. “È colpa di cavilli burocratici…”, dicono. Ma suo padre Carlo non è disposto a cedere davanti a questa ingiustizia. E, come racconta Laura Bogliolo sul Messaggero, ce la sta mettendo tutta “per dare al figlio l’onore che merita”.

Quando era arrivato a combattere in Afghanistan, Alessandro Romani era considerato da tutti un veterano. Nato a Roma il 18 luglio 1974, aveva numerose esperienze in missione all’estero. Eppure ha trovato la morte nella provincia di Farah. Lì è stato colpito durante un’operazione scattata per catturare alcuni terroristi che avevano piazzato un ordigno sulla strada nel distretto di Bakwa. Era decollato dalla base di Farah a bordo di un elicottero Chinook del Raggruppamento elicotteri per operazioni speciali (Reos). Al suo fianco c’erano due A-129 Mangusta: avrebbero dovuto neutralizzare le minacce, invece non sono riusciti a evitare l’attacco. Da subito le condizioni di Alessandro sono apparse gravi, anche se i medici non lo credevano in pericolo di vita dal momento che era stato colpito alla spalla. Nel giro di poche ore, però, il quadro clinico si era aggravato e il militare era deceduto.

Al dramma della morte di un nostro soldato si aggiunge oggi il dramma di uno Stato che non è capace di rendergli onore. Come ricorda il Messaggero, infatti, non gli stata ancora concessa una tomba. “È una questione di onore – spiega il padre Carlo intervistato dal quotidiano romano – e poi nell’area militare del Verano non ci sono loculi, ma si sta a terra… c’è più aria”. In ballo c’è il dipartimento Tutela Ambientale e un cambio di loculo. Un pasticcio all’italiana, insomma. Perché, in realtà il “cambio di loculo” non ha nulla a che fare con la richiesta della famiglia di Alessandro di traslare il corpo del figlio nell’area militare del Verano. Invece, come ricostruisce il Messaggero, il capitano è stato sepolto in un loculo del cimitero monumentale e non nella zona riservata ai militari. E qui ad aggiungersi il cavillo burocratico: la domanda è stata presentata tre mesi dopo la scadenza. E così ad Alessandro non è stato tributato l’onore che merita. (Il giornale.it)