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L’intenzione del Codacons di tutelare, nelle sedi giudiziarie e non, i legittimi interessi di tutti gli ispettori dell’Arma dei Carabinieri, che rischiano di veder compromesse le proprie carriere a causa della riforma della P.A., ha riscosso da subito notevole interesse: più di mille preadesioni nella prima settimana dell’iniziativa. Questo dato certifica tutto il malumore per il testo di riforma ormai sottoscritto anche dal Presidente della Repubblica e per il quale si attende solo il deposito in Gazzetta Ufficiale.

Il riordino, atteso con fiducia da tutti i componenti dell’Arma oltre che a livello istituzionale, avrebbe dovuto, tra le altre cose, valorizzare il merito nelle progressioni di carriere e consolidare le posizioni raggiunte con l’anzianità di servizio. Ciò avverrà per tutti tranne che per gli ispettori. Gli attuali Maresciallo Capo e i M.A.S.U.P.S si vedranno allungare la carriera quasi del 50% (arrivando perfino a 28 anni di servizio per raggiungere l’apicalità) mentre tutti i Luogotenenti più giovani (che non avranno compiuto 50 anni di età al termine del regime transitorio) non potranno concorrere al ruolo ad esaurimento di ufficiale.

La riforma, così com’è, sferra un colpo quasi mortale all’attuale grado apicale scardinando equilibri interni, oltre che sociali, e delegittimando (con una vera e propria degradazione nel caso dei M.A.S.U.P.S. che diverranno Maresciallo maggiore e saranno scavalcati dai nuovi Luogotenenti) chi oggi ricopre il massimo grado. Da una stima, all’impronta, si può prevedere che dai 13.000 M.A.S.U.P.S., attualmente nel grado apicale, si passerà a circa 9.000 Luogotenenti (con carica speciale e non). Tutti i Maresciallo capo, con anzianità nel grado superiore a 8 anni, e tutti i M.A.S.U.P. con anzianità inferiore agli 8 anni nel grado, saranno genericamente Marescialli aiutanti. Questo comporterà, a livello organizzativo e di coesistenza, non pochi problemi sul territorio. Chi ha studiato e pensato la riforma insieme al Comando generale non può averne ignorato le conseguenze né tanto meno aver davvero ritenuto che il mero criterio di “anzianità nel grado” potesse migliorare le progressioni di carriera e valorizzare il merito.

Per tali motivo il testo di legge è al vaglio dello staff legale del Codacons che sta valutando i presupposti per bloccarne l’entrata in vigore e l’impugnazione dinanzi al Tar.