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I capi di imputazione sono 189. Sotto inchiesta anche il comandante provinciale (ora trasferito) accusato di favoreggiamento. Tra gli episodi scariche elettriche, la testa di un fermato sbattuta su un citofono e le sevizie sessuali su un arrestato in una caserma. Unico elemento comune: le vittime erano tutte straniere

Trentasette carabinieri risultano indagati nell’inchiesta sui presunti abusi che avvenivano nelle caserme dei carabinieri della Lunigiana (Aulla e Licciana Nardi) ai danni di cittadini stranieri, e che ha portato anche all’arresto di alcuni militari. Ai carabinieri vengono contestate diversi tipi di vessazioni e anche sevizie contro un giovane marocchino, costretto a subire atti sessuali senza ragione alcuna se non razziale.

Quattro carabinieri furono arrestati, solo uno in carcere, e per altri otto scattarono altre misure cautelari, divieto di dimora e sospensione dai pubblici uffici. Nelle carte dell’inchiesta della procura di Massa Carrarasi evidenziano anche lesioni personali e contusioni multiple per aver sbattuto la testa di un extracomunitario contro il citofono della caserma; colpi di manganello sulle mani appoggiate alle portiere delle auto durante i controlli; ma anche scariche elettriche prodotte da due storditori, per costringere uno spacciatore (sempre straniero) a rivelare dove tenesse la droga.

E ancora: schiaffi ad un marocchino per obbligarlo ad aprire un appartamento privato chiuso a chiave; contravvenzione ad una donna straniera, per aver guidato senza cintura di sicurezza, quando la cintura l’aveva allacciata; frasi del tipo: “Se parli ti stacco la testa”, “Ti spezzo le gambe”. Tra gli indagati brigadieri, marescialli, appuntati. Ma anche due ufficiali. Uno è il tenente colonnello Valerio Liberatori, dal 2016 comandante provinciale dei carabinieri di Massa (e già trasferito “a un altro incarico” ma non per l’indagine). L’altro è ilcapitano Saverio Cappelluti, comandante della compagnia diPontremoli. I due ufficiali sono accusati di favoreggiamento per aver “aiutato i carabinieri indagati ad eludere le investigazioni”. Secondo la Procura, è difficile pensare che i vertici non fossero a conoscenza del modus operandi dei carabinieri della Lunigiana.

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