23
Shares
Pinterest Google+

(di Giulio De Santis) – Una gita al mare trasformata in un incubo. Con le manette fatte balenare più volte e avvertimenti sibillini in un pomeriggio infuocato all’interno del commissariato di Ostia, proprio nelle ore in cui la pineta di Castel Fusano stava andando in cenere. Nel ruolo di vittima di intimidazioni sarebbe stato Nicola Rubini, capo scorta di Pierluigi Bersani da dieci anni, maresciallo della Guardia di finanza, che ha rischiato «di finire arrestato, senza nemmeno poter contattare il suo legale».

A metterlo alle strette – secondo il suo racconto – fino «all’evocazione delle manette e della perdita del posto di lavoro», sarebbero stati gli agenti della polizia di Ostia Lido. Motivo del conflitto: la presenza sullo scooter di Rubini di una persona che aveva in tasca uno spinello e – nel curriculum dello stesso accompagnatore – di un lontano precedente penale. Una volta entrato in commissariato, il militare – secondo la denuncia presentata a piazzale Clodio dall’avvocato Sebastiano Russo – racconta di essere stato vittima per due ore di «condotte avulse da qualsivoglia contesto di legalità». Sull’episodio è stata aperta un’inchiesta, nella quale Rubini risulta comunque indagato per resistenza a pubblico ufficiale. I fatti denunciati dal maresciallo, qualora fossero confermati, potrebbero però provocare effetti di segno opposto.

Sulla vicenda è stata chiesta una relazione dal superiore del caposcorta di Bersani, il tenente colonnello Stefano Corsi, «incredulo», stando alla querela, per l’accaduto. Ora un passo indietro al 17 luglio scorso, per ripercorrere i momenti salienti di quel pomeriggio. Rubini sta andando a Ostia in sella a uno scooter assieme al suo vicino di casa, quando viene fermato nei pressi di Castel Fusano da agenti in borghese. Durante il controllo salta fuori che il motorino è senza assicurazione, ma soprattutto che il passeggero, con in tasca uno spinello, ha un precedente penale. A quel punto i due vengono portati in Commissariato. E la situazione precipita.

Succede infatti – sostiene Rubini – quello che «mai mi sarei aspettato si potesse verificare all’interno dei locali di un commissariato». Nessuno degli agenti «s’identifica e sotto la copertura dell’anonimato» cominciano a partire invettive, con riferimento al suo circolare assieme a un pregiudicato: «Ti devi vergognare di quello che hai fatto!». Il finanziere si sarebbe limitato a evidenziare agli operanti «l’illiceità di un simile comportamento», frutto di una condotta «deprecabile». Anziché tornare sui loro passi, però, i poliziotti avrebbero fatto balenare un «fermo di polizia». Diverbio proseguito fino all’esclamazione conclusiva: «Questa è casa mia, comando io, devi stare fermo e non muoverti!» Poi i toni si smorzano e Rubini viene lasciato andare, il che però non impedisce un seguito giudiziario. (Il Corriere.it)

Previous post

POLIZIOTTO AFFIANCATO DA DUE BALORDI IN MOTO, REAGISCE A RAPINA E SPARA

Next post

TRAGEDIA AL COMANDO, AGENTE SI TOGLIE LA VITA