Esteri

LE PESHMERGA CURDE ADDESTRATE DA 6 MILITARI ITALIANE

C’è una guerra contro l’Isis di cui si parla poco. È la guerra delle donne curde. «Abbiamo appena finito di addestrarne ventuno», racconta da Erbil, città del Kurdistan iracheno, la soldatessa italiana Anna G. (niente nomi e volti per paura di rappresaglie contro i famigliari in Italia).

Una guerra (anche) personale

Sono sei le militari italiane che hanno condotto il primo corso di preparazione a favore delle donne curde. Hanno insegnato loro le tecniche di attacco e di difesa, l’uso delle armi automatiche e dei mortai, trasformando le allieve in perfette combattenti. Sono le nuove soldatesse Zeravani, così si chiamano le militari che fanno parte delle squadre speciali curde. «È stato facile addestrare queste donne — racconta ancora la soldatessa Anna —. Facile perché erano tutte ansiose di imparare, molto motivate, decise a farsi valere contro le aggressioni dell’Isis». In generale, ciò che le spinge è un sentimento patriottico, vogliono liberare la loro terra dagli invasori. Ma più in particolare combattono una specie di guerra personale, quasi tutte hanno visto i loro uomini, i fidanzati, i mariti, i figli, i fratelli, uccisi dai terroristi del «Califfo» (tocca l’icona blu per il link alla sezione del sito del ministero della Difesa dedicata all’operazione «Prima Parthica»).

Addestramento completo

«La più anziana del gruppo — aggiunge Anna — ha circa 40 anni, è mamma di quattro figli. Il primo giorno in cui si è presentata al poligono di tiro e ci ha chiesto di insegnarle le tecniche militari, aveva un velo di tristezza sul volto. L’abbiamo accolta con dolcezza e le abbiamo chiesto cosa la spingeva a diventare una soldatessa. Allora si è trasformata, ha detto che voleva rendersi utile per distruggere i massacratori dell’Isis. Si è messa a piangere. Ci ha fatto ascoltare un racconto sconvolgente. Un giorno portarono via suo marito e lei lo ha rivisto morto, lo avevano torturato e ucciso» (nella foto sopra, una combattente curda riceve l’attestato di migliore soldatessa del corso dall’istruttrice italiana, sotto il ritratto di Mustafa Barzani, padre dell’attuale presidente del Kurdistan iracheno Masud Barzani). A Erbil, le sei istruttrici italiane hanno trasmesso alle loro allieve curde anche elementi di topografia, per orientarsi, hanno insegnato a tamponare eventuali ferite ricevute durante i conflitti a fuoco, le hanno fatte esercitare in operazioni che vanno compiute con rapidità e sicurezza come irruzioni armate, perquisizioni, movimenti di pattuglie, assalti da compiere in squadre. E occhi aperti ai check point (tocca l’icona blu per l’Extra per voi di Marta Serafini sulla galassia politico-militare curda).

«Come sorelle»

Le addestratrici italiane fanno parte di un team di circa 200 istruttori del nostro Paese che da tempo sono impegnati nella formazione di soldati curdi, trasformando contadini e manovali in uomini pronti agli scontri armati, i cosiddetti peshmerga, che vuol dire combattenti fino alla morte. Alla conclusione del corso per le donne curde si è svolta una cerimonia durante la quale le allieve si sono lanciate ad abbracciare le loro istruttrici italiane dicendo: «Adesso siete nostre khoshk, nostre sorelle».

L’importanza delle istruttrici

«In questo caso — dice la ministra della Difesa Roberta Pinotti — si è rivelato fondamentale impiegare anche militari donne. In alcuni ambienti, la religione e le tradizioni potrebbero creare problemi se l’addestramento fosse svolto da istruttori uomini». D’altronde, sottolinea il generale Claudio Graziano, capo di Stato maggiore della Difesa, «solo un serio lavoro di addestramento delle Forze locali può metterle in grado di fronteggiare situazioni complicate e garantire una sicurezza duratura». Concorda il generale curdo Aziz Weysi il quale considera «la preparazione e l’esperienza delle Forze armate italiane una sicurezza per noi».

Marco Nese per il Corriere.it

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