Marina militare

L’AMMIRAGLIO DELUSO DALLA PINOTTI “TANTI IMPEGNI, RISULTATI QUASI A ZERO E TURN OVER FERMO”

Era stato un addio al vetriolo quello dell’Ammiraglio Giuseppe De Giorgi, capo di Stato Maggiore della Marina, congedatosi l’anno scorso dopo 40 anni di servizio, tra le polemiche di “corvi ed interessi occulti”. Il 5 marzo Giuseppe De Giorgi, è tornato a godersi lo spettacolo del battesimo del mare di un’altra fregata multimissione (la Martinengo, la settima della serie) allo stabilimento Fincantieri di Riva Trigoso, da dove poi l’unita prenderà la rotta per la Spezia, per l’allestimento. Era, ovviamente, in abiti civili. Si è trattato della prima uscita pubblica dopo l’addio a denti stretti dalla Marina. Un’occasione buona per cogliere gli umori e capire se è soddisfatto dell’eredità lasciata. Riportiamo l’intervista rilasciata a Corrado Ricci per la Nazione.

Ammiraglio, come va?

“Benone, grazie. E’ sempre suggestivo assistere a un varo”.

Sassolini nelle scarpe da togliere dopo la richiesta di archiviazione dell’inchiesta che l’aveva coinvolta?

“C’è il gip che deve decidere, sarebbe indelicato”.

Alla Spezia il piano Brin in Arsenale procede al rallentatore, il turn-over è al palo.

“Ho letto dell’insofferenza dei sindacati”.

Che dire?

“Hanno pienamente ragione”.

Cioè?

“Su questo il ministro si era impegnato in tante occasioni: con la Marina, con la città, con i rappresentanti dei lavoratori. Purtroppo i risultati sono prossimi allo zero”.

Mancano le risorse…

“Sarà anche così ma non adoperarsi e non cogliere le opportunità delle deroghe al blocco delle assunzioni in Arsenale è paradossale”.

Perché?

“Perche un Arsenale rinnovato senza uomini capaci di lavorare è un non senso”.

I sindacati, al proposito, lamentano il mancato rilancio della scuola allievi operai.

“Qui il paradosso va oltre il discorso delle necessità dell’Arsenale; in gioco ci sono i bisogno dell’interno comparto navalmeccanico della Spezia, con le nuove navi da costruire”.

Insomma, il ministro l’ha delusa.

“Guardi, io ho firmato fior fiore di protocolli di grande importanza strategica per il territorio, all’insegna del dual use delle strutture. I risultati sono scarsi”.

Esempi?

“Ce n’è uno con la Regione Liguria, datato 20 dicembre 2014, di grande portata. C’erano tanti progetti da sviluppare nella ricerca, nel campo delle infrastrutture, dell’ambiente, mettendo in rete le forze. Io ancora aspetto di vedere. E fra meno di un anno il protocollo scade”.

Intanto avrà visto l’articolato sull’attuazione del libro bianco per la riforma delle forze armate. Che dire?

“Comunicazione all’esterno all’insegna del fumo; risultati in divenire pericolosi”.

Cioè?

“Accentrare il comando delle forze armate in una sola persona, il capo di Stato maggiore della Difesa, depotenziando i capi delle singole forze col contentino di allungarne la presenza di un anno nel ruolo, mi pare un prepensionamento dorato per questi ultimi e un rischio per il Paese. Per altro non comprendo le ragioni per cui una volta tolte le responsabilità più pregnati ai capi di forza armata (comando operativo, logistico, eccetera) vengano lasciati loro la quarta stella, la superindennità e gli alloggi di rappresentanza, dando in aggiunta la garanzia di fare tre anni invece che due”.

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