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La vicenda del naufragio dell’ottobre 2013 in cui morirono più di 250 migranti continua a far discutere. E’ quanto riporta Luca Romano per il Giornale.it.

Per quella tragedia in mare sono sotto inchiesta alcuni militari della Marina che a dire della Procura avrebbero tardato nei soccorsi girando l’sos richiesto da un peschereccio pieno di migranti alle autorità di Malta. A essere messa sotto accusa è la nave Libra, un’imbarcazione che più di ogni latra ha salvato vite umane nel Mediterraneo. Alle 12:56 un naufrago siriano chiama le autorità italiane per chiedere soccorso con un telefono satellitare. Alle 13:05 le autorità maltesi però prendono il controllo delle ricerche. Da questo momento, secondo gli inquirenti unaserie di passaggi burocratici blocca la macchina dei soccorsi. Ed è a questo punto l’intervento rapido salta. Alle 17:07 il peschereccio si ribalta.

Quaranta minuti dopo arriva la nave maltese e cinquanta minuti dopo quella italiana trovandosi davanti disperati che chiedevano aiuto in acqua. Ora i magistrati indagano per omicidio colposo. Fin qui i fatti. Ma in questa storia c’è da segnalare il grande sconforto e la delusione di quei militari di Marina che vengono accusati di aver fatto male il loro lavoro. La loro risposta è chiara e arriva con alcune dichiarazioni dell’ufficiale Antonio Colombo del Cocer, il consiglio di rappresentanza. Come riporta il Messaggero, Colombo ha pochi dubbi: “La Marina e la sua componente costiera hanno soccorso più naufraghi da soli che tutte le Marine europee messe insieme. Tutto è possibile ma personalmente mi sembra poco credibile l’ipotesi di un erroe di procedura. Certo è che per i colleghi iscritti nel registro degli indagati e per le loro famiglie iniziano momenti di angoscia e preoccupazione”. Il morale dei militari è a pezzi. “Chi opera nelle centrali operative – spiega Colombo – al pari di chi interviene in mare ha grande esperienza nei soccorsi. L’attenzione è sempre al massimo, nonostante la concitazione del momento. Fa specie che di cento soccorsi che fai, delle tante vite che salvi, basta una volta che sbagli e non c’è pietà. Anche se c’è solo il dubbio di un errore. Credo che l’inchiesta sia un atto dovuto, spero che la magistratura faccia in fretta e giunga rapidamente ad una archiviazione”.

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