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Licia Gioia potrebbe essere stata uccisa da un proiettile rimbalzato su di un mobile o un oggetto. Secondo la perizia redatta dai tecnici incaricati dal pm Di Mauro, la giovane maresciallo dei carabinieri trovata senza vita nell’appartamento in cui viveva con il marito, un ispettore di polizia, in contrada Isola, potrebbe essere stata raggiunta da un “colpo di rimbalzo”.

Una pallottola deviata forse da una specchiera per poi raggiungere la donna dietro l’orecchio destro, fuoriuscendo dalla parte opposta.
Sarebbe questo uno degli elementi che non collimerebbero con l’ipotesi di un suicidio e per cui i magistrati hanno disposto un’ ulteriore perizia, affidata al professore Compagnini, per tentare di tracciare la traiettoria dei due proiettili, entrambi dello stesso calibro. Attesa anche la perizia balistica dei Ris di Messina.

La famiglia della donna sin dalle prime battute ha rifiutato la ricostruzione di un gesto estremo della loro congiunta. Coadiuvati dall’avvocato Aldo Ganci hanno evidenziato delle discrepanze nelle due versioni rese dal marito, in due differenti momenti.

Secondo la ricostruzione dell’uomo, la moglie al culmine di una lite, nata forse per motivi di gelosia, avrebbe impugnato l’arma di ordinanza per spararsi alla testa: il primo colpo l’avrebbe raggiunta alla tempia, e nel tentativo di strapparle l’arma, sarebbe partito un secondo colpo che avrebbe raggiunto la vittima alla coscia e il poliziotto nella stessa parte del corpo.

L’incidente probatorio, richiesto dal difensore del poliziotto, l’avvocato Stefano Rametta, tornerà utile per chiarire molti aspetti. Udienza fissata per il 10 luglio.

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