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(di Valentina Scarponi) – “Quella è stata una guerra, una vera guerra civile. Ricordo il rumore assordante dei sassi lanciati, la nebbia dei lacrimogeni, le urla, la disperazione, il caos”. A 17 anni di distanza dai fatti del G8 di Genova, una delle pagine più nere della storia contemporanea d’Italia, c’è chi ancora ha un conto in sospeso.

A parlare con la voce rotta di chi ha vissuto quelle 48 ore di inferno, è un ex sovrintendente della polizia penitenziaria di Perugia, oggi pensionato, che racconta il suo punto di vista in quei giorni di guerriglia e spedizioni punitive ingiuste. La sua è una lunga carriera nella penitenziaria, 27 anni di servizio con encomi, ma con Genova la carriera si è rovinata. “Ora vivo con la pensione, ho un mutuo da pagare e una figlia 19enne da mantenere allo studio, ma rischio di dover vendere la casa. Dopo 17 anni l’inferno non è ancora finito”.

La magistratura contabile ha infatti presentato a 28 persone (tra cui poliziotti e guardie carcerarie) un conto da capogiro per le violenze nella caserma di Bolzaneto. Domani, otto marzo, si terrà la prima udienza alla corte dei conti di Genova: 7 milioni e 892mila euro circa per il danno patrimoniale e 4 milioni, 321mila circa per il danno d’immagine. La cifra, quantificata dalla Corte dei Conti, è la somma del danno patrimoniale, delle spese legali e del danno di immagine in quei giorni di piena lotta politica e di contestazioni, mentre i “giganti” del mondo si riunivano.

G.P. ha deciso di ripercorrere quei momenti che hanno segnato definitivamente la sua vita: “Per ognuno di noi, dopo i fatti di luglio 2001, qualcosa dentro si è spezzato, per sempre. Io lì avevo il compito di fare il capo scorta e il mio compito è stato quello di proteggere i detenuti. C’era caos? Certo, nessuno avrebbe previsto i risvolti del G8 così come oggi conosciamo, nessuno lo aveva previsto fino in fondo. So solo che ho letto la mia condanna a 5 mesi per presunte lesioni sul giornale, (poi assolto per prescrizione) ed ora un conto salato da pagare” Il danno di immagine e patrimoniale stimato, ammonterebbe a circa 30mila di provvisionale.

“Ricordo – continua l’ex poliziotto penitenziario – che avevamo degli scudi per proteggere i detenuti, perché loro (i manifestanti, ndr) i sassi li lanciavano contro di noi e i furgoni non erano mica blindati. Noi con i nostri scudi cercavamo di evitare che i detenuti rimanessero coinvolti, visto che alcuni di loro erano già feriti. Era quello il nostro compito. Proteggerli. Non vorrei avessero fatto di tutta l’erba un fascio perché ci hanno mandato dritti verso l’inferno. La caserma di Bolzaneto, dove portavamo i detenuti, non era adibita a carcere, era una situazione difficilissima da gestire. C’erano molti manifestanti infiltrati nei cortei autorizzati. Ci sputavano, ci offendevano, c’era un odio che andava oltre una semplice manifestazione di protesta”.

“Quando mi accusarono di aver preso a calci uno dei manifestanti (io sono alto 1.60 e con l’armatura che avevamo in dotazione di 20 chili qualcuno deve spiegarmi come posso aver preso a calci un uomo di 1.80 sulla schiena), il riconoscimento fotografico fu fatto su una mia vecchia foto scattata nell’84..vent’anni prima.. Non giustifico certi fatti ovviamente, sono stati giorni terribili ed ho toccato con mano l’orrore, ma forse sollevo il dubbio che abbiano fatto di tutta l’erba un fascio”.

“La disperazione mi ha perseguitato per 17 anni, ho ancora gli incubi di notte perché sento di dover pagare qualcosa di più grande di me. Ho prestato servizio come scorta anti-mafia ed ora lo Stato, lo stesso che ho cercato di servire al meglio per 28 anni, ricevendo encomi alla carriera, mi chiede di risarcirlo per dann di immagine. Mi sento un perseguitato”.

Intanto i suoi avvocati – Nicola Pepe e Michele Maria Gambini – hanno duramente lavorato al caso, sollevando diverse eccezioni sul presunto danno erariale e di immagine che il loro assistito rischia di pagare. Anche a fronte dell’entrata in vigore nel nuovo Codice della giustizia contabile (introdotto il 26 agosto 2016) che ora rischia di legittimare la richiesta di risarcimento per danno di immagine ai dipendenti pubblici per i fatti relativi al G8. “Non giustifico quello che è accaduto, ma c’è chi pagherà per altri. Ne sono certo.” (Perugia Today)

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