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(di Luca Marco Comellini per Tiscali Notizie) – I furbetti del cartellino presto potrebbero tornare all’opera. Anche la parte della riforma della pubblica amministrazione, pilastro portante dell’azione del governo Renzi, che aveva cercato di dare un bel giro di vite nella lotta contro l’assenteismo nella pubblica amministrazione è crollata rovinosamente difronte al giudizio della Corte costituzionale che con la sentenza n. 251 dello scorso 25 novembre ha dichiarato illegittimi alcuni articoli della legge “Madia” con cui l’anno scorso il Governo Renzi ha dettato i criteri per l’attività legislativa delegata per riformare la pubblica amministrazione.

“Il percorso riformatore va avanti, in attesa della madre di tutte le sfide che è il referendum costituzionale che si propone di dare stabilità e governabilità al Paese, la vita dei cittadini diventa più semplice”. Lo aveva detto il premier Matteo Renzi al termine del Cdm che lo scorso 15 giugno aveva approvato i decreti legislativi sulla semplificazione e la riforma della pubblica amministrazione, tra cui proprio quello che aveva modificato le norme in materia di licenziamento disciplinare, introducendo nell’ordinamento la “falsa attestazione della presenza in servizio”. Una misura tesa a colpire i “furbetti del cartellino”. «È finita la pacchia» aveva sottolineato il presidente del Consiglio aggiungendo che per loro «c’è il licenziamento, in modo cattivo ma giusto».

Anche se i Giudici di palazzo della Consulta hanno stabilito che le pronunce di illegittimità della legge Madia «non si estendono alle relative disposizioni attuative» e che nel caso di impugnazione di tali disposizioni «si dovrà accertare l’effettiva lesione delle competenze regionali, anche alla luce delle soluzioni correttive che il Governo riterrà di apprestare al fine di assicurare il rispetto del principio di leale collaborazione» le preoccupazioni dell’intero Esecutivo per la sorte dell’impianto normativo su cui Renzi ha messo la faccia in prima persona fin dall’inizio della sua scalata al potere sono evidenti, tantoché alcune autorevoli fonti di stampa, tra cui l’Ansa, hanno riferito dell’ipotesi di ritiro dei decreti Madia attuativi della riforma della Pubblica Amministrazione sulla dirigenza pubblica e sui servizi pubblici locali, approvati ieri in Consiglio dei Ministri.

Per i decreti già in vigore, quelli sulla razionalizzazione delle partecipate pubbliche e sui licenziamenti lampo per i furbetti del cartellino, l’ipotesi di correttivi potrebbe non risultare sufficiente lasciando spazio, anche in questo caso, all’alternativa del ritiro. Per altri versi, le norme che in passato hanno reso possibile entro 48 ore la sospensione cautelare dei dipendenti “beccati” a timbrare per altri o quelli che il cartellino se lo erano fanno timbrare, potrebbero essere travolte dalla dichiarazione di incostituzionalità pronunciata dalla Corte.

Sugli effetti della Sentenza è intervenuto il dr. Michele Gentile, responsabile nazionale della Cgil per i settori pubblici, che a Tiscali ha dichiarato, riferendosi al decreto legislativo relativo ai furbetti del cartellino, che «purtroppo anche quel decreto è decaduto» e che d’altra parte «la sentenza della Corte costituzionale non fa altro che ribadire le regole che secondo la Costituzione vigente esistono». Gentile ha poi continuato spiegando che in merito alla legge 124/2015 la Corte ha dichiarato che «ha profondi profili di illegittimità nel momento in cui in nome del principio della leale collaborazione tra le istituzioni dello Stato, cioè lo Stato, le Regioni e gli enti locali, stabilisce che l’intesa tra queste istituzioni, sulle materie che riguardino complessivamente tutte e tre queste istituzioni, sia lo strumento fondamentale per attuare il principio di leale collaborazione.».

Le norme censurate dalla Corte, prevedendo il “parere” in luogo dell’ “intesa”, invece di affermare il principio di leale collaborazione – ha spiegato ancora Gentile – «stabilivano una sorta di primato del Governo centrale rispetto alle Regioni, sulle materie per le quali le stesse hanno la piena responsabilità dal punto di vista costituzionale e quindi, la Corte ha dichiarato illegittimo il provvedimento su questi punti proprio perché negano questo principio di leale collaborazione che si attua attraverso l’intesa e non attraverso una mera espressione di un parere». Inoltre, per il dirigente della Cgil, la recentissima sentenza della Corte costituzionale assume rilevanza anche in vista della consultazione referendaria del 4 dicembre. «La riforma costituzionale sulla quale saremmo chiamati a votare domenica 4 dicembre – ha spiegato ancora Gentile – in realtà stravolge completamente questo principio di leale collaborazione stabilendo una sorta di centralizzazione di tutte le funzioni allo Stato centrale, e quindi, a questo punto, rendendo le altre istituzioni, i comuni e le regioni, sottoposti allo Stato centrale. È un’altro modello istituzionale, non il modello che noi conosciamo.

Altra cosa è quella di rimettere ordine tra le funzioni delle varie istituzioni stabilendo, sempre in nome di questo principio di leale collaborazione, che anche una volta riordinate queste funzioni, comunque, le istituzioni pubbliche debbano dialogare e debbano trovare l’intesa sulle materie per le quali ognuna ha una responsabilità. Mi pare un principio fondamentale che è contenuto oggi nella Costituzione e che la Corte ha sempre ribadito con sentenze precedenti ma anche con questa che è appena uscita.». Quindi Gentile ha concluso dichiarando che rispetto al voto del 4 dicembre «la Cgil ha assunto una posizione che per ragioni di merito contenute in questa riforma costituzionale ha deciso di votare no, ferma rimanendo la libertà di ognuno, anche dei dirigenti della Cgil, di esprimersi liberamente nell’urna.».

Ora, in attesa dei correttivi che dovrà partorire il Governo o della decisione di ritirare i decreti legislativi attuativi, tra cui quello sulla revisione delle norme sul licenziamento per motivi disciplinari, che lo stesso Renzi aveva annunciato con particolare enfasi prima della pausa estiva, anche i furbetti del cartellino possono tornare a sperare

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