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Appena poteva scappava, dalla stazione carabinieri che comandava in provincia, correndo al Casinò di Venezia, per giocare, giocare e ancora giocare. Una ossessione quella di un maresciallo che lo ha portato sotto processo per falso, perché mentre era concentrato sui tavoli da gioco del Casinò, figurava presente in caserma. Il giudice che lo ha processato, Luca Marini, però lo ha assolto e lo ha fatto considerando la sua malattia del gioco come una attenuante: «il fatto non costituisce reato», perché, come scrive il giudice nella sua motivazione «la ludopatia è ormai riconosciuta come una vera e propria patologia dello stato mentale, tale da alterare gravemente l’equilibrio caratteriale di chi ne sia affetto, ingenerandovi anche grande disordine intellettuale e comportamentale ».

Tanto più scrive il giudice – traduciamo per i più – i falsi sugli orari di presenza in caserma, non compatibili coi tempi di partenza e rientro da e per Venezia, sono stati commessi senza dolo e per questo motivo è caduto il reato di falso. A scoprire il maresciallo ossessionato dal gioco d’azzardo erano stati i suoi diretti colleghi e superiori che avevano fatto anche indagini al Casino di Venezia, verificando i suoi ingressi in orari in cui figurava in caserma. Al processo vi erano anche aspetti “privati”, tra il maresciallo e la ex moglie, sullo sfondo di un rapporto logorato dal tempo e anche dalla malattia del gioco che li aveva portati a separarsi, con offese e minacce, reciproche, anche di morte di lui verso lei. Anche su questo il giudice, interpreta e stabilisce che non si tratta di minacce ma di ingiurie tanto più perchè reciproche, anche se «nello scambio di espressioni, con sms, il maresciallo si è espresso con toni degni di un attentatore del Califfato nero, ma proprio per tali iperbole assolutamente non concretamente credibili». Sullo sfondo di tutto, resta la carriere di un carabiniere, un maresciallo che gli stessi superiori che hanno testimoniato al processo, hanno ricordato – parole del giudice- «essere, nei suoi compiti di polizia giudiziaria, militare sempre attento, puntuale e preparato» e “vittima” di una situazione personale pregiudicata proprio dal gioco: i debiti non coperti anche verso colleghi, fatto per cui era stato trasferito da Ferrara alla provincia e quindi la separazione.

Era una persona malata, all’epoca dei fatti. “Era”, al passato, perchè oggi invece è un uomo che si è ricostruito, un carabiniere in servizio a Bologna, grazie alla sensibilità dell’Arma dei carabinieri che ha preso atto del suo percorso terapeutico: «come ogni malato, si è curato ed è guarito», ricorda il suo legale Erminia Imperio che lo ha difeso e fatto assolvere, producendo soprattutto perizie psicologiche di consulenti che indicavano la sua ludopatia come invalidante.

Oggi, lavora a Bologna, in altro ufficio, fa volontariato proprio con associazioni contro la ludopatia, e l’Arma non gli ha chiuso la porta in faccia. Non è poco. Tornando al processo, lo stesso legale, leggendo la sentenza sottolinea «la sensibilità del giudice che ha compreso bene cosa vi era al centro di questo processo e le motivazioni per cui lo ha assolto lo indicano in modo diretto». Processo in cui il maresciallo aveva ammesso le frequentazioni al Casinò, negando di aver voluto falsificare gli orari, poichè essendo responsabile della stazione – indica in modo incisivo il giudice Marini – avrebbe potuto benissimo correggerli in un secondo momento. Orari che non coincidevano perchè «erroneamente indicati a causa del proprio stato confusionale dovuto alla ludopatia di cui era affetto», chiude il giudice, assolvendo.

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