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(di Franco Iacch) Il concetto di caccia universale è stato un totale fallimento. L’ammissione delle forze armate americane per il JSF non lascia adito a fraintendimenti: il programma F-35 è ritenuto concettualmente viziato, per un’esperienza che il Pentagono non ripeterà mai più. Il Joint Strike Fightersemplicemente non ha funzionato nel modo in cui i militari avevano sperato. Il sogno di un caccia universale, è rimasto tale.

Per capire di cosa stiamo parlando, bisogna ritornare agli esordi del programma JSF. Tra le direttive del Pentagono, oltre alle specifiche tipiche di un caccia tattico a bassa osservabilità, una linea principale di volo formata da tre versioni dello stesso caccia che avrebbero dovuto condividere il 70% delle parti in comune. Il programma Joint Strike Fighter, quindi, nasceva con l’obiettivo di sostituire le otto principali famiglie di piattaforme in servizio con gli Stati Uniti con tre varianti dell’F-35: la versione A per l’Air Force, la B con un sistema propulsivo diverso per il Corpo dei Marine e la C ottimizzata per l’US Navy. La speranza del Pentagono era quella di avere una sola piattaforme in grado di sostituire F-15 e F-16 nel dogfight. In grado di eccellere nel ruolo CAS in sostituzione dell’A-10 e che fosse in grado di rilevare l’intera flotta Hornet. A supporto dei Marine, l’F-35 avrebbe rimpiazzato l’Harrier.

L’innegabile vantaggio economico di una sola piattaforma avrebbe incrementato l’efficienza nella produzione e formazione, risparmiando centinaia di miliardi di dollari. Il Pentagono, se avesse avuto quella piattaforma polivalente, avrebbe stornato le somme risparmiate negli altri programmi della Difesa. Un caccia per certi versi modulare, in grado di essere modificato in tempi relativamente brevi, forte di quel 70% dei sistemi in comune tra le tre versioni dello stesso caccia. Nonostante fosse evidente fin dall’inizio, soltanto adesso i militari hanno confermato che quel 70% di parti in comune tra le tre varianti, era impossibile da raggiungere. Oggi, grazie anche alle continue specifiche che ogni ramo delle forze armate ha preteso nella propria variante, le versioni A, B e C dell’F-35 sono per lo più incompatibili tra di loro. Le tre versioni hanno soltanto il 20/25% delle parti in comune, così come affermato dal generale Christopher Bogdan, direttore del programma JSF.

Nonostante l’ammissione dei militari, sarebbe impossibile fermare il programma F-35, considerando l’enorme investimento ed i posti di lavoro consolidati: 1300 aziende in 45 stati garantiscono 133 mila posti di lavoro. Air Force ed US Navy, però, sono già al lavoro sulla sesta generazione, con caccia totalmente diversi e progettati per sostituire l’F-35.

Dobbiamo pensare al futuro – ha aggiunto Bogdan – e la sesta generazione non avrà alcuna sovrapposizione tra Marina ed Aeronautica, saranno aerei profondamente diversi.

La natura concettuale dello Joint Strike Fighter non ha funzionato nel modo in cui i militari speravano, con la nascita di una piattaforma universale. La cosa principale che le tre versioni hanno in comune è la designazione “F-35”. Per il resto, anche il disegno inizia a differenziarsi a seconda delle versioni. Ciò si riflette sul costo finale, in media 100 milioni a velivolo, e sulla rimodulata capacità di acquisto dell’Air Force, passata da 80 a 50 F-35 l’anno.

Il Pentagono ha confermato che manterrà in servizio almeno fino al 2040 alcune piattaforme come F-15, F-16, F-18 ed ovviamente, gli A-10.