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(di Franco Iacch) – “Le promesse fatte all’Italia dagli Stati Uniti sul programma F-35 sono state disattese, a discapito delle nostre imprese e della FACO di Cameri”.

È quanto avrebbe dichiarato Guido Crosetti, presidente dell’Associazione Industrie per l’Aerospazio, i Sistemi e la Difesa al portale specializzato DefenseNews.

Il programma Joint Strike Fighter prevede tre livelli di partecipazione internazionale che riflettono l’impegno finanziario di ogni paese partner. Tradotto significa che il potenziale economico derivante dal programma F-35 è direttamente correlato al numero di aerei acquisiti dal paese partner.

L’unico paese partner di livello uno è il Regno Unito con un contributo pari al 10% dei costi di sviluppo. Due i paesi di secondo livello: Italia ed Olanda. Come partner di livello due, l’Italia ha investito un miliardo di dollari nella fase di sviluppo e dimostrazione del sistema d’arma.

Gli Stati Uniti non hanno onorato le promesse – avrebbe dichiarato Crosetto a DefenseNews – danneggiando le imprese italiane e minacciando l’hub italiano dedicato alla manutenzione degli F-35.

L’Italia ha acquistato 90 F-35: trenta nella versione B (15 previsti per la Marina ed altri 15 per l’Aeronautica, mentre tre saranno permanentemente destinati negli Stati Uniti per operare presso l’Integrated Training Center) e sessanta F-35A, variante a decollo ed atterraggio convenzionale. La nuova flotta sostituirà 253 velivoli tra Tornado, cacciabombardieri AMX e AV8B Harrier, “garantendo una maggiore capacità operativa, ottimizzando logistica e manutenzione e prevedendo inoltre un addestramento comune e costi operativi e di assistenza inferiori”.

Gli F-35 italiani sono attualmente in produzione nello stabilimento FACO, Final Assembly and Check Out, di Cameri. Il primo F-35 italiano è stato consegnato all’Aeronautica Militare il 3 dicembre del 2015.

F-35: l’investimento italiano

Secondo i dati ufficiali della Lockheed Martin, “ad aprile 2016 ammontano a 1,08 miliardi di dollari i contratti assegnati all’industria italiana per gli F-35. Si prevede che il valore totale di tali contratti sarà pari a oltre 9,9 miliardi di dollari alla fine della fase di produzione. Pratt and Whitney ha assegnato ad aziende italiane contratti per la produzione di parti del motore per un valore superiore ai 25 milioni di dollari. Si prevede che questa cifra supererà i 4 miliardi di dollari USA nell’arco dell’intero programma. Lockheed Martin e i suoi partner hanno assegnato più di 100 contratti a decine di aziende italiane”.

“Si prevede che la produzione dell’F-35 in Italia genererà oltre 6.300 posti di lavoro al picco di produzione. La domanda di lavoro raggiungerà il suo livello più alto tra il 2017 e il 2026, con una media annuale di posti di lavoro che si manterrà stabilmente intorno ai 5.400. Si prevede che la sola fase di produzione del programma F-35 italiano apporterà 15,8 miliardi di dollari USA in termini di vantaggi economici per l’Italia.

Ogni posto di lavoro nella produzione degli F-35 crea ulteriori 1,2 posti di lavoro nell’economia italiana”.

I primi due F-35 ricevuti nel silenzio del governo italiano

Il 19 dicembre scorso, l’Italia ha ricevuto i suoi due primi F-35 quasi nel silenzio più assoluto. A differenza di quanto avvenuto in Israele per la consegna della piattaforma tattica di quinta generazione, gli F-35 italiani non hanno ricevuto alcuna particolare attenzione, nonostante “l’evento rappresenti il raggiungimento di un importante obiettivo per la difesa e sicurezza del Paese”. Alla cerimonia che si è svolta nella base aerea di Nevatim, nel sud di Israele, ad esempio, erano presenti il primo ministro Benjamin Netanyahu, il presidente Reuven Rivlin, il ministro della Difesa Avigdor Lieberman e l’ex Segretario della Difesa statunitense Ashton Carter. Per gli F-35 italiani, una nota sul sito del Ministero della Difesa. Velivoli italiani ed israeliani sono stati consegnati il medesimo giorno. La stessa Lockheed Martin, sul sito ufficiale dell’F-35 titolava cinque delle dieci prime notizie alla consegna dell’F-35 in Israele, ma nessuna per l’Italia. I due JSF sono operativi presso il 32° Stormo di Amendola ed affiancano agli altri assetti operativi già in dotazione al reparto, come i Predator del 28° Gruppo di volo.

F-35: gli hub nel mondo

Situata su una superficie di 40,87 ettari nella Regione Piemonte, la FACO italiana offre la possibilità a più di 1.200 italiani di lavorare al programma F-35. Di proprietà del Governo italiano e gestita da Leonardo insieme a Lockheed Martin, la FACO produce gli F-35 per le forze militari italiane e presto sarà impegnata anche nella produzione degli F-35 olandesi.

“La FACO italiana è stata scelta dal Governo statunitense come centro regionale europeo per le attività di manutenzione delle strutture aeronautiche, la riparazione, la revisione e l’aggiornamento (MRO&U). Cameri diventerà un hub di manutenzione che offrirà servizi alle nazioni europee partner dell’F-35, ai clienti dell’F-35 all’interno del programma di forniture militari all’estero (Foreign Military Sales) ed agli F-35 americani basati/schierati in Europa. Presso la FACO di Cameri Alenia Aermacchi produce, oltre ai velivoli per l’Italia, anche le ali per i Paesi partner del programma F-35 e per le nazioni che rientrano nel programma statunitense FMS. Secondo gli attuali accordi di partecipazione industriale, Alenia Aermacchi produrrà un minimo di 835 ali complete. In origine era previsto che Alenia Aermacchi producesse 1.215 ali, prima tuttavia che l’Italia riducesse il programma di acquisizione di aerei F-35 da 131 a 90 esemplari. La produzione di Alenia Aermacchi a pieno regime sarà di 66 ali l’anno e aumenterà fino a 72”.

L’hub italiano, quindi, sarebbe responsabile della manutenzione pesante sulla struttura del velivolo. Modifiche o riparazioni, compresa la sostituzione di una paratia o di un ala.

Lo scorso novembre gli Stati Uniti comunicano che Australia, Paesi Bassi e Regno Unito, saranno i primi paesi partner ad ospitare i “centri di riparazione globale” al di fuori del territorio statunitense.

Secondo i dati ufficiali del Dipartimento della Difesa, “manutenzione, riparazione, revisione e gli aggiornamenti per il periodo compreso tra il 2021-2025, saranno effettuati in questi paesi che saranno anche responsabili di 65 su 774 componenti riparabili del sistema F-35”.

Nello specifico, il Dipartimento della Difesa ha assegnato 48 dei primi 65 componenti al Regno Unito, 14 ai Paesi Bassi e tre in Australia, offrendo complessivamente circa l’8% del lavoro totale. Altri hub saranno attivati per far fronte alla richiesta.

Nel frattempo, nella regione Asia-Pacifico, le riparazioni di 64 dei primi 65 componenti saranno effettuate in Australia ed uno in Corea del Sud.

Il Regno Unito è il più grande beneficiario di questo primo pacchetto, con hub identificato nel Galles del Nord ed un investimento nella forza lavoro pari a 2,5 miliardi di dollari. Questo contratto copre avionica e componenti MRO. L’hub sarà operativo entro i primi mesi del 2018.

Si legge nella nota del Ministero della Difesa inglese:

“Il sito in Galles diventerà un centro di riparazione globale per la manutenzione, riparazione, revisione ed aggiornamento dell’avionica e dei componenti per l’F-35. Centinaia di F-35 a base europea saranno assistiti nel Galles del Nord”.

Secondo Crosetto, sarebbero state favorite le grandi imprese a discapito di quelle italiane.

Analizzando le aree di pertinenza, Cameri dovrebbe eseguire la manutenzione sulla struttura del velivolo, mentre il Regno Unito sarà responsabile dell’avionica e della riparazione dei componenti. I due hub, quindi, non dovrebbero sovrapporsi.

“Nell’idea originale, Cameri avrebbe dovuto offrire e garantire l’intero ciclo di manutenzione. Per me gli hub del Regno Unito ed Israele rappresentano una promessa non mantenuta”.

L’hub di Israele e le modifiche pesanti

Israele ha le capacità di modificare pesantemente l’F-35, stravolgendone anche la cellula. Qualsiasi modifica al design del velivolo o al software dovrebbe essere compiuto dopo la firma di un accordo consensuale tra le parti. Israele ha ricevuto delle versioni pesantemente modificate degli F-15 e F-16 ricevuti dagli Stati Uniti. Lockheed Martin ha prodotto una versione speciale del caccia F-16 dotato di Conformal Fuel Tanks, AGP-68(V)X Radar, Helmet Mounted Cueing System, Dorsal spine Avionics Compartment e comunicazione satellitare per le forze aeree israeliane.

Israele potrebbe essere interessata ad estendere il raggio d’azione dello JSF per ridurre i rifornimenti in volo nelle missioni a lungo raggio. L’F-35 israeliano potrebbe essere una piattaforma tattica profondamente diversa da quelle che Lockheed Martin consegnerà ai partner del programma JSF.

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