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Il governo continua a procrastinare la vexata questio della Rappresentanza Militare senza giungere ad alcuna conclusione e lasciando presagire che i tavoli tecnici, i gruppi di lavoro e le proposte di legge riunite nel comitato ristretto, restino chiuse nei cassetti della politica. Eppure in parlamento alcune forze politiche, in particolare dell’opposizione, reclamano un testo di riforma serio in tema dei diritti associativi e sindacali dei militari. Riportiamo di seguito una interrogazione parlamentare che nel chiedere di “stringere i tempi” della riforma fa, altresì ,il punto della situazione.

Interrogazione a risposta scritta 4-18022 presentata da:

RIZZO, BASILIO, CORDA, FRUSONE e TOFALO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:il tema dei diritti associativi/sindacali dei militari è sull’agenda politica del Parlamento da diverse legislature, senza che esso sia approdato concretamente ad un testo aggiornato secondo le nuove aspettative di un modello, quello militare, non più basato sulla leva ma sul professionismo; il testo normativo di riferimento è il decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (codice dell’ordinamento militare) che ha ereditato i contenuti dalla precedente legge 11 luglio 1978, n. 232;

sono diverse le iniziative, in questa legislatura, presentate anche dal gruppo parlamentare del Movimento5Stelle per stimolare il Governo e la maggioranza che lo sostiene a far proprie le istanze che indicano la strada dell’associazionismo libero di tipo sindacale come strada da perseguire nell’ammodernare questo istituto di rappresentanza democratica delle Forze armate;

da ultima non per importanza, ma per ordine cronologico, appare interessante l’ordinanza 111 del Consiglio di Stato del 4 maggio 2017 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 6 settembre 2017, n. 36, con cui si dispone la sospensione del giudizio sul ricorso proposto dall’Associazione solidarietà diritto e progresso (ASSODIPRO) contro il Ministero dell’economia e delle finanze per le limitazioni all’esercizio del diritto di associazione e il divieto di sciopero e nonché per le limitazioni del diritto dei militari di costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali, con invio all’esame della Corte costituzionale che si dovrà pronunciare tra qualche mese;

 

il Consiglio di Stato ha ordinato altresì l’immediata comunicazione degli atti al Presidente del Consiglio dei ministri, nonché ai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

il collegio giudicante ha dichiarato rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 1475, comma 2, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (codice dell’ordinamento militare), dopo che inizialmente il ricorso era stato accolto dal tribunale amministrativo regionale Lazio con sentenza n. 8052 del 23 luglio 2014, per contrasto con l’articolo 117, primo comma, della Costituzione, in relazione agli articoli 11 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, come da ultimo interpretati dalle sentenze in data 2 ottobre 2014 della Corte europea dei diritti dell’uomo, quinta sezione, nei casi «Matelly c. Francia» (ricorso n. 10609/10) e «Adefdromil c. Francia» (ricorso n. 32191/09) e per contrasto con l’articolo 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all’articolo 5, terzo periodo, della Carta sociale europea riveduta, firmata in Strasburgo in data 3 maggio 1996 e resa esecutiva in Italia con legge 9 febbraio 1999, n. 30 –:

Quali iniziative intenda assumere il Governo, per i profili di competenza, alla luce di quanto rilevato dal Consiglio di Stato ed indicato in premessa, al fine di favorire il processo di ammodernamento e armonizzazione delle Forze armate sul tema della libertà di associazione.

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