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Il primo effetto della clamorosa inchiesta sul cyberspionaggio è il cambio al vertice della polizia postale, che indaga sul caso. Il capo della polizia Franco Gabrielli ha rimosso l’attuale direttore, Roberto Di Legami, assegnato a un nuovo incarico.

Tra i motivi alla base della decisione, da quanto si apprende, ci sarebbe l’aver sottovalutato la portata dell’indagine sullo spionaggio dei politici senza informare i vertici del Dipartimento di pubblica sicurezza.

L’inchiesta, chiamata dagli inquirenti Piramid Eye e che potrebbe aver legami con quella passata sulla P4, era in corso da tempo.

La Polizia postale ha svelato un enorme sistema di hackeraggio, in corso da almeno 6 anni, contro politici, banchieri e vertici delle istituzioni. Nella rete messa in piedi dai due arrestati sono finiti gli ex premier Matteo Renzi e Mario Monti, vertici di istituzioni come il presidente della Bce Mario Draghi e l’ex comandante generale della Guardia di Finanza, Saverio Capolupo, religiosi come il cardinal Ravasi, enti come l’Enav e la Regione Lazio.

Oltre ai due fratelli romani fondatori della società Westland securities, è indagato anche un poliziotto è accusato di favoreggiamento. L’agente, in particolare, avrebbe dato notizie utili a Occhionero.

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