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Come già fu per il riordino delle carriere inizia il tam tam di numeri, aumenti ed arretrati che certo non sono forieri di buone notizie. Le cifre sbandierate la settimana scorsa sono da considerarsi lorde e le centinaia di euro (circa 600) che titolavano i quotidiani altro non sono che gli arretrati forfettari (sempre lordi) per due anni di mancano rinnovo. Poi dal mese successivo, dalle centinaia (lorde) si scende alle decine (85 circa e sempre lorde), per scoprire alla fine della fiera contrattuale, come già avevamo preannunciato in questo articolo, che in busta paga dal 2018 ci sarà l’aumento contrattuale più il parametro aggiornato (già nel 2017) in virtù del riordino delle carriere, ma meno gli 80 euro di bonus sicurezza non più rifinanziato dal governo. Il saldo sarà ovviamente negativo o, nella migliore delle ipotesi per i gradi che godono di un parametro più elevato, uno stentato pareggio.

Si rischia, dunque, non solo di rimanere a bocca asciutta, ma anche beffati dall’aver ottenuto (e rammentato nella futura campagna elettorale) il riordino delle carriere ed il rinnovo contrattuale, prendendo una busta paga inferiore alle precedenti. Un bel paradosso. Ma non sono solo i pochi fondi messi a disposizione a smuovere le coscienze del comparto sicurezza e difesa. Vi è l’umiliazione di non essere proprio tenuti in considerazione, senza convocazione, senza concertazione. Certo si può comprendere che il governo, con un contratto bloccato da quasi un decennio, sia costretto a rispolverare il termine concertazione basato sul confronto e la partecipazione alle decisioni politiche. Sinora nulla di tutto questo. Anzi se non ci fosse stata la sentenza della Corte Costituzionale neanche staremmo qui a parlarne.

In questo clima di imbarazzo per la Difesa e la Sicurezza in cui la rappresentanza militare tutta, ed alcune sigle sindacali della Polizia, rivendicano un confronto, pare che il Ministro della Difesa per uscire dall’impasse abbia deciso di incontrare le rappresentanze militari per confrontarsi, si spera, con numeri alla mano sul contratto. In molti sperano in un regalo natalizio, dettato più da logiche elettorali che dall’emozione della natività, ma come per il riordino delle carriere si rischia di aprire un pacco vuoto. Staremo a vedere.

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