115
Shares
Pinterest Google+

“Con la proclamazione del sindaco eletto, termina il mio incarico di comandante generale della Polizia locale di Roma Capitale”. Così Raffaele Clemente annuncia le sue dimissioni, dopo un “ciclo professionale impegnativo e affascinante – come definisce il suo periodo alle dipendenze del Campidoglio – che ha coinciso con un profondo cambiamento nella vita civile e istituzionale di Roma”. E’ quanto riporta Repubblica.it. Clemente, di origini napoletane, era stato nominato dall’ex primo cittadino Ignazio Marino nell’ottobre del 2013. Prima, aveva ricoperto il ruolo di dirigente della divisione Anticrimine nella Questura della capitale.

“La questione morale”. Come lui stesso spiega, “è stato un ciclo professionale impegnativo ed affascinante che ha coinciso con un profondo cambiamento nella vita civile ed istituzionale di Roma. L’emergere di un esteso sistema corruttivo ha costretto tutti, istituzioni, forze politiche e semplici cittadini, a fare uno sforzo importante, a reagire. Se quindi la questione morale si apriva, si imponeva alle istituzioni, a tutte, e quindi anche alla polizia locale di, ‘fare qualcosa’, come diceva Giovanni Falcone”.

Piano anticorruzione. “Per questo motivo l’amministrazione ha scelto di dotarsi di un piano anticorruzione che prevedesse un piano di rotazione territoriale” ha continuato Clemente. “Queste misure sono state fortemente dibattute, contestate, discusse in giudizio, davanti all’Autorità Nazionale Anticorruzione ed in sede di confronto sindacale ma oggi sono parte integrante delle opzioni che Roma Capitale o altre amministrazioni, volendo, potranno praticare in maniera più o meno decisa”.

Ringraziamenti e velate critiche. Clemente ricorda i vigili e poliziotti locali, “formidabilmente preparati”, e insieme a loro “la rassegnazione, la passività o peggio di pochi altri”. Poi parla del suo rapporto con i romani, con cui ha cercato di comunicare, per riavviare “un rapporto che a volte sembra bloccato e a tratti pregiudizialmente ostile”.

I social media. Racconta come hanno provato a fare passi avanti, “scegliendo di aprirsi ai social media ed avviando un nuovo sistema di segnalazione digitale che puntasse al massimo grado di trasparenza ed efficacia”. Quindi l’innovazione: “Nella stessa direzione va la scelta di innovare tecnologicamente l’operatività della polizia locale. Se oggi ogni vigile su strada può utilizzare un palmare o una telecamera digitale e non un novecentesco blocchetto cartaceo è perché il team informatico e logistico ha reso concreta questa mia indicazione”.

L’esempio di Falcone. Conclude citando ancora il magistrato simbolo della lotta antimafia: “È ovvio che molte sono le difficoltà che incontra e che incontrerà questo corpo di polizia ma proprio per questo da poliziotto mi sento di ricordare ancora le parole di Giovanni Falcone: ‘Possiamo sempre fare qualcosa’: massima che andrebbe scolpita sullo scranno di ogni magistrato e di ogni poliziotto'”.

Previous post

COMANDANTE GENERALE SI FA ATTENDERE E 3 FINANZIERI DI PICCHETTO SVENGONO SOTTO IL SOLE

Next post

ANCORA UNA TRAGEDIA IN POLIZIA. POLIZIOTTO SI SPARA IN AUTO. LASCIA DUE BAMBINE