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COMANDO GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA IN SUBBUGLIO. CACCIA AL FINANZIERE “GOLA PROFONDA”

(di
Amadori Giacomo
) – Ieri mattina al
Comando generale della Guardia di finanza a Roma non c’era l’atmosfera dei
giorni di festa.

La prima pagina di Libero dedicata alla denuncia di
un maresciallo delle Fiamme gialle sulle storture delle verifiche alle aziende
non è stata presa bene. Ben prima delle 9 il nostro giornale era già sulle
scrivanie dei vertici del Corpo, accompagnato da un solo interrogativo: chi è
l’anonimo maresciallo che lancia accuse così infamanti? Ed è subito partita la
caccia al nome. In tarda mattinata abbiamo chiesto un commento al Comando
generale e nel pomeriggio il colonnello Giovanni De Roma, capo ufficio stampa
delle Fiamme gialle, ha risposto laconico: «Da parte nostra non c’è nessuna
replica e nessuna dichiarazione riguardo all’articolo pubblicato questa mattina
da Libero». Così per tastare il polso degli alti gradi della Finanza abbiamo
consultato fonti non ufficiali, colonnelli e generali, gli stessi messi nel
mirino dal maresciallo. Alcuni hanno preferito non rispondere, altri hanno
accettato, con garanzia di anonimato, di fare qualche precisazione. «Non è vero
che i nostri dirigenti prendono premi in base all’evasione accertata, chi li
ottiene con il meccanismo descritto dal maresciallo è l’Agenzia delle Entrate»
assicura un colonnello del Nord. Che anche sulla mancanza di formazione ha da
ridire: «Abbiamo un centro di aggiornamento per verificatori che ci invidiano a
livello europeo: è la scuola di polizia tributaria di Ostia che aggiorna tutti
i militari della Guardia di finanza, ma anche appartenenti a forze di altri
paesi europei». Un altro ufficiale ammette che è vero che manchino i soldi per
acquistare i nuovi codici tributari, ma puntualizza che «tutti i finanzieri
hanno l’accesso gratuito a diverse banche dati specializzate in materia
tributaria, come quella del Sole24 Ore». Sull’inadeguatezza degli stipendi,
però, sono tutti d’accordo: «Sono bloccati dal 2011 e la questione salari è
stata più volte sollevata dai nostri vertici in sede politica». E l’astrusità
della normativa tributaria e la sua conflittualità che permetterebbe agli
ispettori di contestare facilmente irregolarità fiscali? Gli ufficiali non
accettano processi sul tema e ci consigliano di rivolgerci al legislatore.
Stesso discorso vale per il fuggi fuggi dalla Gdf denunciato dal maresciallo.
Per un colonnello del Centro-Italia «i colleghi scappano a causa della riforma
Fomero. E’ un problema che riguarda tutto il comparto pubblico: c’è una riforma
pensionistica che ci penalizza, per questo chi ha i requisiti se ne va». Ma la
principale accusa del maresciallo è che le Fiamme gialle se la prendono con gli
imprenditori più onesti, mentre non riescono ad acciuffare i veri campioni
dell’evasione, difficili da incastrare. Gli risponde un generale: «Sino a prova
contraria in Italia ci sono 180 miliardi di evasione, noi ci mettiamo impegno e
i risultati ne sono la conseguenza. Carte alla mano posso dimostrare che
facciamo sempre più attività di intelligence e che non è vero che colpiamo a
casaccio. Non perseguiamo i poveretti, bensì cerchiamo di scovare i
furbacchioni, anche nei paradisi fiscali. Sequestriamo grandi patrimoni a
fronte di grandi evasioni». Un colonnello, con grande onestà, conclude
controcorrente: «La verità è che il vostro articolo è il sintomo del disagio
che c’è nel nostro personale».
PAROLA
DI FINANZIERE
COMPETENZE Il nostro problema è la mancanza di specializzazione di un
Corpo che cerca di riscattarsi nel modo sbagliato, provando a portare a casa
grandi risultati, sebbene “storti”. A volte l’ignoranza aiuta a far
montare un rilievo che non sta né in cielo né in terra
FORMAZIONE La nostra formazione? Non esiste. Eppure dobbiamo
confrontarci con specialisti agguerriti, leggere documenti in lingue straniere,
e la gran parte di noi non sa una parola di inglese. Non ci forniscono i codici
tributari aggiornati.

(libero.it)

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