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Vi abbiamo già parlato del possibile “default” della Cassa Previdenziale Delle Forze Armate. Un argomento che pur destando qualche preoccupazione iniziale, è passato quasi in sordina a causa delle novità che investono il Comparto Sicurezza e Difesa. In realtà è una situazione allarmante che meriterebbe molta attenzione.

Ma scopriamo meglio i compiti della Cassa.

Il compito istituzionale della Cassa è quello di corrispondere agli iscritti, all’atto del collocamento in pensione, prestazioni previdenziali integrative rispetto a quelle erogate dall’INPDAP, nonché eventuali altre esigenze.Rispetto alle preesistenti casse militari, pertanto, rimane inalterata la missione della nuova Cassa, che è quella di garantire agli iscritti una maggiore tutela economico-previdenziale nel corso e al termine della vita lavorativa.

La Cassa di Previdenza delle F.A. è stata istituita dal 1° luglio 2010 per accorpamento delle preesistenti Casse Ufficiali e Sottufficiali delle singole F.A. che contestualmente sono state soppresse.

La nuova Cassa è costituita dai sottoelencati Fondi che rilevano l’eredità delle Casse soppresse:

 

– Fondo di previdenza Ufficiali dell’Esercito e dell’Arma dei Carabinieri;

– Fondo di previdenza Ufficiali della Marina Militare;

– Fondo di previdenza Ufficiali dell’Aeronautica Militare;

– Fondo di previdenza Sottufficiali Esercito e Arma dei Carabinieri;

– Fondo di previdenza Appuntati e Carabinieri;

– Fondo di previdenza Sottufficiali della Marina Militare;

– Fondo di previdenza Sottufficiali dell’Aeronautica Militare.

Di seguito un approfondimento tratto da Formiche.net 

STRUMENTI NECESSARI PER RISANARE LA CASSA

Secondo lo Stato Maggiore della Difesa, per salvaguardare i Fondi sarebbe necessario mettere in pratica alcune azioni: il chash-pooling, ossia l’accentramento di tutte le risorse finanziarie, per salvaguardare la liquidità; l’unificazione dei contributi versati al 3% dell’80% dello stipendio (ora è al 2% con esclusione dei Carabinieri e Ufficiali dell’Esercito che versano il 4% dell’80%) per salvaguardare il patrimonio, e infine l’indennità al 3% per salvaguardare il rendimento. Tali misure sono state presentate – con una serie di slide – dallo Stato Maggiore della Difesa durante l’incontro con i membri del Cocer lo scorso 13 ottobre, secondo la ricostruzione di Formiche.net.

MISURE INSUFFICIENTI?

Le misure proposte dallo Stato Maggiore saranno sufficienti a sanare lo sbilancio strutturale della Cassa? I problemi sono di diversa natura. “La posta più consistente delle entrate – spiega la relazione della Corte dei conti – è rappresentata dal contributo degli iscritti”, passati da 93,7 mln di euro nel 2012 a 91,2 mln di euro nel 2013 arrivando a 8,9 milioni di euro nel 2014, sia in funzione del calo del numero di iscritti (-2%) sia perché “le generazioni più giovani hanno sostituito il personale più anziano con retribuzione maggiore e conseguenti maggiori contributi”. La magistratura contabile segnala inoltre il “divario tra gli oneri per le prestazioni e le entrate contributive” dato dall’incremento dell’ultima retribuzione (collegata alla promozione conseguita il giorno prima della cessazione dal servizio) cresciuta in modo molto superiore rispetto al tasso di rendimento. “Il fenomeno – scrive la Corte – ha accresciuto la possibilità di divaricazioni – in relazione agli anni di servizio ed allo svolgimento della carriera di ciascun iscritto – tra l’entità dei contributi pagati nel corso della carriera e la misura dell’indennità corrisposta al momento della cessazione”.