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No. Non è uno scherzo. Ma la cartina al tornasole di come nel nostro Paese rimanga utopico non solo conseguire la pensione, ma anche, tra continue variazioni di età e di contribuiti, dopo quanti anni e con quale importo si potrà lasciare il servizio attivo. In teoria alla domanda quando ( e con quanto!) dovrebbe rispondere la fatidica busta arancione inviata random a numerosi lavoratori italiani. Ma quanto successo al signor Domenico Ferrantini e riportato dalla Gazzetta di Lucca ha davvero dell’incredibile. Riportiamo uno stralcio dell’articolo con il racconto del sig. Ferrantini all’arrivo della busta. “La apro, racconta, e rimango di stucco. La prima voce che mi balza agli occhi è la data del pensionamento: primo aprile 2044. Tenendo conto che ho 64 anni, secondo questa gentile comunicazione, dovrò avere la pensione a 92 anni. Va beh che si lavora a lungo, ma mi è sembrato decisamente un po’ troppo. Ok, sarebbe anche una bella pensione: 4.149 euro al mese (lordi). Non male, ma a 92 anni… Però c’è la possibilità di averla anticipata e lì mi consolo: 3.260 euro. Ciò che non capisco è anticipata di quanto: a 90 anni, 85? Leggevo e rileggevo e continuavo a non capire. Vado al foglio successivo. Leggo il titolo: “In questa tabella sono elencati i contributi a Lei accreditati”. Partono dal 2000. Boh. Mi sono detto: tutto molto strano. Soprattutto per un dettaglio di cui l’Inps non sembra essere a conoscenza: io sono già in pensione!! Lo sono dal primo luglio 2014. Sono un ex militare dell’aeronautica. Ho lavorato 10 anni a Grosseto e 30 a Pisa. Possibile, mi sono chiesto, che ora debba ricominciare tutto da capo?”.

Domenico Ferrantini ci mostra la sua busta: è indirizzata proprio a lui. Nome, cognome, via, numero civico, città: tutto corrisponde.  Non riusciamo a crederci. Alla fine,  guarda che ti riguarda,  ci viene in mente di controllare il codice fiscale. E qui è annidato l’errore. Il codice fiscale è sbagliato, non è il suo.

Sospirone di sollievo per lo scampato pericolo che ci fosse in atto qualche stratagemma ai danni della sua meritata e acquisita pensione, ma, da buon militare, subito gli viene in mente il lato imprudente  di questa faccenda: “Bene, è un errore e questo sinceramente, a parte lo sconcerto iniziale, era intuibile. Ma così mi sono stati inviati dati sensibili di un’altra persona. Di costui io ora so  quanto guadagna e dove lavora. E poi il mio omonimo,  non ha ricevuto il calcolo previsionale che gli spetta, mandato a me per errore. Certo, un omonimo un po’ particolare perché dovrebbe risiedere nella stessa via, casa e città dove abito io”.

La domanda,  ingenua, sorge spontanea: ma lei è sicuro che non ci sia un altro Domenico Ferrantini  nella sua strada, al suo numero civico a Pontedera? “Santo cielo, no, qui ci sono solo io. Lo conoscerei altrimenti, uno che si chiama come me. Evidentemente per l’Inps mi sono sdoppiato. E poi scrivono pure: controlli il suo estratto conto ed eventuali imprecisioni. Eventuali? Io parlerei di madornali imprecisioni”. Che è successo a questo punto? Probabilmente un incrocio sbagliato di dati. Maledetti computer.. quante ne combinano. E il signor Ferrantini giustamente insinua: possibile che sia io l’unico caso italiano di errore? Già. Vatti a fidare ora delle buste arancioni e dei loro calcoli previsionali…