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Un registro dei colpi di cannone e dei missili sparati. Bonifica entro 180 giorni. Obbligo del ministero della Difesa di stanziare ogni anno i fondi. Per la prima volta non ci sarà più una legislazione ‘domestica’ (controllori di se stessi) a vigilare sull’inquinamento provocato dalle attività militari nei poligoni. Ma le attività di controllo saranno affidate a organismi civili, l’Arpa e l’Ispra.

Svolta nella gestione dei poligoni di tiro militari in Italia: nella notte di ieri è stato approvato in commissione Bilancio del Senato un emendamento sulla tutela della salute e dell’ambiente nei poligoni militari. Tale emendamento accoglie completamente la proposta di legge che era stata presentata alla Camera da Giampiero Scanu, il presidente della commissione Uranio di Montecitorio che sta conducendo una vera e propria inchiesta sulla tutela della salute dei militari in Italia e all’estero, nelle missioni. L’emendamento ha avuto il parere favorevole del ministero della Difesa.

Con la nuova normativa, non ci saranno più le leggende metropolitane sui presunti effetti dell’inquinamento radioattivo e da polveri sottili delle esercitazioni militari. Ma sarà posta anche la parola fine all’uso improprio del segreto militare che fino a ora ha impedito la trasparenza nella gestione dei poligoni. La nuova legge riguarda soprattutto la Sardegna, a Capo Teulada e a Salto di Quirra  (ma anche in Puglia si verificano criticità) dove si trovano i poligoni più grandi d’Europa in funzione dal Dopoguerra e da allora mai bonificati. Numerose inchieste della magistratura – che hanno esercitato un indubbio pressing sul ministero della Difesa – sono a un passo dalla contestazione del reato di disastro ambientale per i danni subiti dall’ambiente e dalle popolazioni vicine ai luoghi di esercitazione.

• OGGI GESTORI POLIGONI CONTROLLORI DI SE STESSI
Fino a oggi l’unico sistema di controllo sui poligoni erano i Co.Mi.Pa. (Comitati Misti Paritetici), un organismo misto con le Regioni dove erano presenti 7 componenti della Difesa e 7 della Regione. E dove veniva sostanzialmente recepito il programma delle attività previste nei poligoni. Ma il Co.Mi.Pa è presieduto, per legge, dall’ufficiale più anziano presente (mai da un civile) ed il segretario è l’ufficiale più giovane. Dopodiché l’unica attività di controllo nei poligoni è sempre stata fatta o dalle forze militari in maniera autonoma o a seguito di una ipotesi di reato. I residui dei colpi sparati venivano sì raccolti, ma prevalentemente per estrarre le materie riutilizzabili, e solo quando era un’attività semplice: in mare in diverse Regioni italiane ci sono residui delle esercitazioni di più di 40 anni.

• LE NOVITÀ INTRODOTTE DALL’EMENDAMENTO 
Con la nuova normativa prevista dall’emendamento dovrà essere tenuto un registra del sistema d’arma e di munizionamento utilizzati, con data, luogo di partenza dello sparo e luogo di arrivo dei proiettili. Il registro dovrà essere conservato per dieci anni e portato a conoscenza delle Regioni e degli istituti di Vigilanza della sicurezza sul lavoro e dell’ambiente. Entro 30 giorni i residui dovranno essere specificamente classificati nei diversi tipi di rifiuti (da smaltire, da riciclare, speciali, tossici, ecc..) e nei successivi 6 mesi dovranno essere stati eliminati dal terreno. Inoltre la sorveglianza sui pericoli ambientali viene assegnata, per la prima volta, ad organismi totalmente civili come l’Arpa in ambito regionale e l’Ispra in ambito nazionale.

Per effetto dell’introduzione del registro dei colpi e della relazione semestrale, le comunità locali dove hanno sede i poligoni sapranno quali esercitazioni si svolgono. Inoltre le autorità di vigilanza sulla sicurezza ambientale e del lavoro conosceranno il tipo di munizionamento di volta in volta utilizzato. Per la prima volta viene fissato un termine perentorio per la rimozione dei residui che ogni esercitazione lascia sul terreno. Diventa quindi obbligatoria la bonifica periodica dei poligoni, al fine di evitare situazioni di danno ambientale protratte nel tempo. Il ministero della Difesa, che ha condiviso la nuova normativa, mette a disposizione di queste attività le risorse necessarie, che verranno stabilite annualmente con apposito decreto. Viene anche definito un limite temporale per le esercitazioni nei poligoni, con l’obiettivo di ridurre il più possibile la loro utilizzazione.

• SCANU: “ACCOLTA NOSTRA PROPOSTA, CAMBIA SCENARIO”
Non nasconde la sua soddisfazione Giampiero Scanu, il presidente della commissione Uranio della Camera ispiratore dell’emendamento. “Grazie all’approvazione di queste norme – è il commento di Scanu – cambierà totalmente l’attuale scenario, rispetto al quale la nostra Commissione ha svolto un’intensa attività di inchiesta. D’ora in poi, sarà garantita la trasparenza di tutte le attività addestrative; la tutela della salute dei militari e delle popolazioni residenti in prossimità dei poligoni. L’obbligo di bonificare l’ambiente entro termini certi, grazie anche all’impiego di risorse adeguate messe a disposizione dal ministero della Difesa. Si tratta di un risultato di straordinaria importanza”, conclude Scanu, “per il quale vorrei ringraziare la ministra della Difesa Roberta Pinotti, per il sostegno politico offerto, e i senatori LaiCuccaAngioni Uras, per aver presentato e sostenuto l’emendamento fino alla sua approvazione”.

• EMERGENZA IN SARDEGNA: LE INDAGINI DEL PM DI LANUSEI
Nell’area di Lanusei, nel centro orientale della Sardegna, a fronte di una popolazione di 60mila abitanti, si trova il poligono militare di Quirra, il più grande d’Europa dove si sono fatte esercitazioni missilistiche anche con armi sperimentali. Da anni si indaga su malattie tumorali che hanno colpito civili e militari, sui danni all’ambiente e alla salute del bestiame, sulla contaminazione di latte e formaggio da metalli pesanti (piombo cadmio arsenico torio e uranio), collegati all’inquinamento provocato dal brillamento degli esplosivi e all’interramento di scorie militari. Ma un’altra emergenza è rappresentata dal poligono di Capo Teulada: qui si trova la zona Alfa, l’istmo che collega l’area Delta, ovvero la famigerata penisola interdetta, nella baia di Zafferano.

• QUESTIONI APERTE: PASSAGGIO ALL’INAIL DEL COMPARTO DIFESA
Rimane ancora aperta la partita sul passaggio delle competenze sulla assistenza delle vittime del lavoro del comparto Difesa all’Inail, con una sorveglianza migliorata ed affidata a équipe miste di militari e ispettori del lavoro. Con quest’altra legge, che potrebbe essere inserita nella legge di Bilancio quando passerà alla Camera, si otterrebbe una migliore assistenza per chi dovesse avere, sfortunatamente, degli incidenti sul lavoro, ma, soprattutto, una condizione di lavoro più sicura per tutti i militari grazie al miglioramento complessivo delle condizioni di sicurezza che sarà possibile grazie alla lunghissima e consolidata esperienza dell’Inail in questo settore.

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