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Tangenti per almeno 250mila euro. Tanto avrebbero incassato alti ufficiali della Guardia di finanza e uomini dell’Agenzia delle Entrate per alleggerire le multe. Molti gli arresti eccellenti: due tenenti colonnello della Guardia di finanza, tre dirigenti dell’Agenzia delle Entrate veneta. Di Cristian Seu per il Piccolo.it

Cene e telefonate criptiche per “accomodare” i controlli fiscali a carico della Burimec di Buttrio. L’azienda che nelle metafore di Vincenzo Corrado, tenente colonnello in servizio al Comando regionale del Veneto della Guardia di finanza, diventava una «amica» con la quale «andare a letto», come l’ufficiale spiega in più d’una telefonata all’amico Massimo Nicchiniello, all’epoca dei fatti comandante del Gruppo tutela Finanza pubblica della Polizia tributaria di Udine.

Gli arresti. Entrambi sono stati arrestati nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Venezia.

Uno scambio di informazioni fitto, che avviene tra novembre 2015 e febbraio 2016. I due vanno anche a cena assieme due volte per parlare della questione, a Cormòns e San Giovanni al Natisone: Corrado – già a capo dei Baschi verdi di San Giorgio di Nogaro all’inizio degli anni Novanta e poi nuovamente in servizio a Trieste fino al 2015 – chiede un occhio di riguardo nei confronti dell’azienda di Schneider al collega Nicchiniello, oggi comandante del Nucleo di Polizia tributaria della Gdf di Siracusa, residente fino a qualche mese fa a Cividale: dal 2002 al 2009 aveva guidato la Compagnia delle fiamme gialle della città ducale.

I controlli a carico della Burimec consentono di recuperare 7 mila euro di Irap. La sanzione? Poco più di trecento euro.

L’inchiesta. Secondo la Procura, i contatti tra Nicchiniello e Corrado sono serviti a far trovare pronto al controllo Schneider. In cambio, Corrado avrebbe ottenuto l’assunzione alla Burimec del figlio (dal primo febbraio 2016), oltre a cene di lusso a Venezia, Stregna e Cividale, alle quali ha partecipato anche l’ex comandante della Gdf della città longobarda.

La storia. Corrado era tornato in regione all’inizio del decennio. Negli anni Novanta era in servizio a San Giorgio di Nogaro: il suo matrimonio finì al centro di un’interrogazione parlamentare per la presenza di una scorta d’onore “abusiva”. In quel caso la magistratura militare decise per l’assoluzione.

Un altro gradese. Un altro corregionale è coinvolto nell’inchiesta: si tratta di Christian David, classe 1969, nato a Grado e residente a Monfalcone. Appassionato di basket e impegnato fino a pochi anni fa con la Uisp Monfalcone, abita nella città dei cantieri, dove ha acquistato nel 2002 una casa.

Prima del trasferimento in Veneto aveva lavorato alla Direzione regionale del Fvg dell’Agenzia delle entrate. Secondo l’accusa David, ora capo ufficio grandi contribuenti della Direzione regionale veneta dell’Agenzia delle entrate sarebbe coinvolto in alcuni episodi di corruzione emersi da un filone parallelo a quello dell’inchiesta per le tangenti del Mose.

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