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(di Aldo Grandi per la Gazzetta di Lucca) –  Chi scrive ha pensato molto prima di affrontare questo tema. Dopo aver pubblicato alcuni articoli sulla vicenda dei 37 carabinieri, compresi sottufficiali e ufficiali, sono accadute cose che ci hanno fatto pensare e, anche, sospettare. Poi, la razionalità, la fiducia nelle istituzioni, il desiderio di non esporre una brava collaboratrice ad eventuali conseguenze di carattere giudiziario, hanno fatto sì che ogni nostra perplessità, ogni nostro dubbio, ogni nostra ragionevole incazzatura, lasciassero il posto ad un silenzio consapevole. Oggi, giorno di (dis)grazia 8 novembre 2017, tutta questa riflessione ha sentito il bisogno di scrivere ciò che pensa di questa storia. Innanzitutto la cosa che più dispiace è il silenzio dell’istituzione Arma dei carabinieri. Da Roma non si è levata una parola di reazione, di sdegno, di difesa dei propri militari, nemmeno si trattasse di delinquenti della peggiore risma, da abbandonare e prendere a calci nel culo. Al punto che, chissà come, chissà perché, chissà da chi, essi sono stati sputtanati, massacrati, devastati nella loro privacy senza nemmeno tenere conto delle conseguenze che tutto ciò avrebbe prodotto nelle famiglie e nella loro vita affettiva. Carne da macello. 37 persone indagate per capi di imputazione gravissimi, messi al bando come appestati nemmeno degni di essere tenuti nel limbo dell’incertezza fino a sentenza pronunciata. Leggendo le notizie sugli organi di più o meno inalberata (dis)informazione, un cittadino qualunque apprende che in pochissime stazioni situate in un territorio circoscritto, quaranta militari che avrebbero dovuto essere nei secoli fedeli, sono stati, invece, dei grandi figli di puttana che si sono approfittati di immigrati commettendo nei loro confronti le peggiori nefandezze.

Noi ci rifiutiamo di credere che 37 carabinieri siano tutti dei bastardi senza gloria. E ci meravigliamo che la grande famiglia dell’Arma – ma quando?, ma dove? – resti in silenzio senza nemmeno manifestare un minimo di solidarietà fino a prova contraria per chi, presumibilmente, ha dedicato la vita a questa istituzione. E, soprattutto e per la legge dei grandi numeri, ci viene da chiedersi come sia possibile che un così alto numero di pseudo criminali con la divisa siano stati tutti concentrati in quel piccolo territorio della Lunigiana ché, allora, chissà cosa accadrebbe se si andasse a cercare in tutte le stazioni d’Italia. A meno che non si voglia pensare che ad Aulla e dintorni ci fosse una sorta di legione straniera rossonera, una specie di Guyana francese dove erano stati smistati tutti i Papillon di questo sfasciato Stivale.

La nostra sensazione è che, alla fine della storia e come spesso avviene, la montagna partorirà il più classico dei topolini e, comunque, qualora anche dovesse dare alla luce una grossa pantegana, sarà una pantegana che, agli italiani stanchi del crimine e di essere invasi, non toccherà più di tanto. La gente, ormai, è anni luce lontana dai palazzi di Giustizia, dai transatlantici del potere, va a votare con una media al di sotto del 50 per cento, di fatto delegittimando chi gestisce la cosa pubblica. La verità è che l’Italia si sente incompresa, disattesa, abbandonata, delusa, tradita. Da tutti coloro che, stando dall’altra parte, quella sicura perché intoccabile, non capisce cosa accade là dove, al contrario, la vita si tira a sorte ogni mattina.

Certo, quando un comandante generale dell’Arma indagato non ha il coraggio di dimettersi e resta al suo posto, è difficile pensare che il sistema, in qualche modo, si ribelli finendo per far emergere il peggior qualunquismo di chi pensa per e da sé e tiene tutto dentro in attesa dello stipendio di fine mese.

Noi rispettiamo il lavoro di chi indaga, ma abbiamo 30 anni di esperienza all’interno dell’universo giudiziario e sappiamo anche che, una volta che ci si finisce dentro, si sa quando si entra, ma non si sa né quando né, soprattutto, se se ne esce. Noi, fino a prova contraria, stiamo con i 37 carabinieri indagati e invitiamo tutti coloro che la pensano diversamente a recarsi, ogni mattina e ogni notte, in mezzo alla strada a combattere il crimine disorganizzato e a rischiare il fondoschiena invece di stare con il culo sopra la sedia o, peggio ancora, la poltrona.

Non esiste nessun paese dove le forze dell’ordine sono così infangate, insultate, criticate, perseguitate, aggredite, prese a bastonate e irrise, come in Italia. E’ il segno dei tempi e di una classe dirigente cresciuta a Sessantotto e Settantasette e, adesso, corrotta nel sistema che una volta combatteva e dal quale ora percepisce prebende e cadreghini.

 

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